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+†+Cradled
till Death+†+
Luci artificiali bruciavano gli occhi, colando sulle pareti di un salone
elegante.
Odore di nobiltà in una villa che vomitava il potere dei propri padroni
sul prossimo.
La musica rimbombava nelle vene, mischiata col sangue, avvelenando i
pensieri dei presenti.
Giovani menti selezionate tra i più brillanti. Tra i più ricchi e
facoltosi.
Per un futuro matrimonio di convenienza.
Arricchendo un potere che già la loro casata possedeva, soltanto per il
piacere di un uomo dal cuore strappato per riempire il buco nel petto di
pallottole di banconote masticate.
In mezzo al salone, sotto l'arcobaleno di un lampadario di cristallo, un
Angelo danzava.
Bianco come la neve appena caduta ed altrettanto fragile.
Crini bagnati d'argento ricadevano morbidamente sulle spalle, lisci,
disponendosi in una ragnatela di Luna che incantava chiunque la guardasse.
Ballava.
Sinuose movenze di una Bambola modellata dalle mani di Angeli Corrotti.
E intorno a lei, semplici e sciocchi esseri umani, ammaliati dalla sua
bellezza effimera, dalla sua falsa fragilità di diamante spezzato.
Un abito di seta argentea avvolgeva in parte il corpo, svolazzando sulle
cosce lattee ogni volta che queste si muovevano in passi aggraziati.
Delicata nelle movenze.
Soave.
Ipnotica.
Come i suoi occhi.
Bambola fottuta.
Chiari specchi di pioggia prigioniera di iridi raschiate dal Peccato.
Occhi di un metallo talmente chiaro da essere trasparente.
Cristallino nella sua impurità.
Dannato nella sua impudica bellezza.
Le mani si mossero, elegantemente, posandosi alla spalla dell'ennesimo
partner improvvisato.
Balliamo finché l'Alba non ci divorerà.
Dita affusolate su cui un anello dorato e sottile risplendeva:
promessa di sogni infranti e di bambini stolti.
"Quando saremo grandi ci sposeremo, vero
Caiss?"
"Sì."
"E tu amerai me e me soltanto, vero Caiss?"
"Naturalmente. Io amerò te e tu amerai me."
"E' una promessa. Ricordatelo Caiss, ogni volta che guarderai questo
anello, ricordatelo."
"Sempre. Alexis."
"Je t'aime, seur."
Si strinse quel corpo esile, tra le
braccia di un giovane sconosciuto.
Le labbra di lui scivolate all'orecchio di lei.
"Sei bellissima."
Non rispose.
Sorrise, con la lucida consapevolezza di chi sa di poter avere tutto
un Mondo ai propri piedi e di chi desidera sempre un po' di più, fino
a non poter più desiderare altro. Fino a perdersi nella propria
morbosa bramosia.
Un bacio, da una bocca straniera ed impudente, si posò alla sua
guancia e per un solo colpevole istante lei smise di ballare, smise di
muovere quel corpo scolpito dalle mani di Falsi Dei che ingannavano i
mortali con acide bugie affogate nel miele.
Occhi senza colore, occhi di Bambola, cercarono altri occhi.
Gemelli.
Altrettanto trasparenti.
Occhi fatti di vetro che si infransero quando, nascosto dietro una
delle colonne di marmo, videro quel bacio posato alla guancia della
Bambola.
La sua Bambola.
Le mani si aggrapparono al marmo, graffiandolo con unghie strappate ed
insanguinate.
Uno sguardo di rimprovero si frappose tra loro e Làin Souma raggiunse
sua figlia mostrando a tutti un sorriso ricamato di fredda
circostanza.
Iridi di un prepotente azzurro sferzarono con invisibile forza il
volto delicato della Bambola, sua figlia, e subito si spostarono a
sondare con malcelata indifferenza il ragazzo con cui aveva ballato.
"Un'ottima scelta, Cassandre." affermò soltanto, tono piatto.
Autoritario.
Inumano.
"Sarà perfetto e tu sarai felice con lui." parole vomitate per essere
una condanna.
Non le diede scelta.
Non le diede modo di opporsi.
Destino già deciso nella Casa della Bambole.
"Presto i preparativi per il tuo fidanzamento ufficiale."
Come giudici silenziosi i giovani accorsi alla festa per trovare il
futuro sposo di una Cindarella dal cuore di cristallo e le scarpe di
piombo incollate a pavimenti chiodati, ragazzi di buona famiglia la
guardavano. Piccoli rampolli di una società disgustata e disgustosa
che in silenzio la additavano ridendo della sua sfortuna di ennesima
falena bruciata dalla propria famiglia.
Dietro una colonna, invece, un Fantasma ingoiava ira e disprezzo.
"Padre." chiamò la sua voce d'angelo disperso in una Terra
imputridita, diventando putrido anch'egli, obbligato a nuotare tra
ratti morti e rifiuti di una razza a loro inferiore.
Una smorfia ridisegnò i lineamenti marcati del capo famiglia e con
un'occhiata sbrigativa consentì ad un Fantasma, suo figlio, di
parlare.
"Posso avere un ultimo ballo con mia sorella?" melodia di toni
delicati in un corpo esile come quello di lei, ma più alto, agile,
dalle forme efebiche e dal viso identico.
Gemelli.
Nell'aspetto. Nella mente.
Gemelli anche nelle colpe e nei peccati che affondavano i marci denti
nelle loro morbide carni e gioivano della corruzione di quei corpi
bianchi, intaccando ogni cosa vi fosse di puro nel loro innaturale
amore.
"Uno soltanto."
Fu l'unica concessione di Làin.
Che in fondo amava i suoi figli, ma mai lo aveva dimostrato.
Che voleva bene alla sua famiglia, ma sempre sarebbe rimasta al di
sotto del proprio lavoro, delle apparenze da mantenere, delle regole
vigenti e del buon costume regnante.
Che in realtà ostentava una piena e nauseabonda ripugnanza nel
confronto di quel loro depravato amore.
E' sbagliato.
E' osceno.
Dio vi punirà.
"Vi ringrazio."
Sorrise Alexis, l'unico figlio maschio di Làin e Juliette Souma, con
labbra rosse così simili a quelle di Cassandre che potevano essere le
sue, rubate nei baci scambiati nelle notti senza Luna quando erano
solo i loro capelli a splendere argentei.
Cassandre fece un passo indietro per allontanarsi dal corpo di uno
sconosciuto che ancora osava stringerla a sé.
Delicata smorfia sul viso che scomparve quando la mano del fratello si
tese verso di lei.
Allora sorrise a sua volta.
Candida. Dolce. Tenera.
Blasfema.
Sposa di un Lucifero che bruciò all'Inferno.
E le mani di Alexis si strinsero alla sua vita stretta, con la paura
di rompere quella bambola di porcellana creata nelle profondità degli
Inferi per soggiogare i mortali e prendersi beffa di loro.
Sfacciata bellezza crudele.
La strinse a sé, sentendo la consistenza dei seni sul proprio petto,
ballando senza musica, volteggiando come libellule in un cielo
infinito.
Occhi accusatori li spiavano.
Boia e giudici pronti a condannare un amore insensato che non sarebbe
dovuto esistere.
Gli Angeli non possono amare!
La fronte nivea del ragazzo affondò nell'incavo della spalla di
lei, riempiendo i polmoni del suo profumo e soffiando caldo il proprio
alito sulla pelle d'avorio.
"Mi ami, Cassandre?"
Occhi di Bambola si posarono al suo viso ora piegato per poterla
guardare.
Sedurre.
Incatenare.
Occhi che facevano l'amore con altri occhi.
"Sì, Alexis."
Un bacio si posò alla guancia di lei, nello stesso punto in cui prima
era stata baciata e lo sguardo sfilò per un attimo alla ricerca del
promesso fidanzato, rigettando stille di gelosa possessività.
Mia. Mia. Tutta mia.
"Mi amerai per sempre, Cassandre?"
"Fino alla morte ed oltre."
Un altro bacio, questa volta alla spalla.
"Promettimelo."
Giravolte di promesse. Volteggi di desideri.
Lei si strinse di più a lui e lui la strinse di più a sé.
"Te lo prometto, Alexis. Te lo prometto, fratello."
Si scambiarono un bacio, mischiando i sapori di bocche gemelle,
lasciando che la saliva scivolasse l'uno nell'altro dell'altra,
intrecciando la lingua di lui con quella di lei. In un bacio morboso.
In un bacio ossessivo. In un bacio disperato che si riempì di sangue,
sputato dalla gola di una Bambola pugnalata al petto.
Caldo liquido purpureo colò a macchiare l'abito d'argento di Cassandre
dallo squarcio aperto dal pugnale di Alexis.
Un colpo dritto al cuore.
E lui sorrise, sorreggendola tra le proprie braccia quando le gambe
non poterono più sostenerla e ricadde su sè stessa.
Fantoccio accartocciato.
E lui la guardò negli occhi, in iridi trasparenti che perdevano anche
l'illusione di un colore inesistente, spegnendo la flebile fiamma che
li teneva vivi.
"Ti amo, Cassandre."
E lui la bacio, affondando nel sapore di sangue e Cassandre.
"Je t'aime, ma seur."
E lui cullò il corpo di una Sposa Cadavere, stringendola contro il
proprio petto e sorridendo, lucido nella sua follia, disperso in un
amore distorto.
Rock-a-bye, baby,
In the tree top:
Cantò filastrocche di bambini morti e
seppelliti tra i vermi della terra.
When the wind blows,
The cradle will rock;
Cantò fino a quando un rantolio
soffocato non sgorgò dalle labbra di una Bambola ormai distrutta.
E allora la Follia lo divorò, masticando gli ultimi brandelli di
ragione, spingendolo in un Oblio senza fine in cui a sua volta si
infranse.
When the bough breaks,
The cradle will fall;
Down will come baby,
Cradle and all.
Sotto il colpo di pistola di un Padre
divenuto Boia.
"Ora amerai soltanto me, Cassandre."
†THE
END†
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Mother Goose rymes isn't under my
©
Alexis Kairi Souma & Cassandre Saiyuri Souma ©
Toy & Jemei |