Per sempre, comodamente.
Le scale a chiocciola continuano a girare su se stesse.
"Polizia! Presto polizia accorrete, hanno ucciso un uomo!"
"Chi è stato?"
"Il fantasma! E' stato il fantasma!"
"E' stata colpa della Bambola!"
"No, in realtà quella Bambola è una Strega, è stata lei ad ordinare
al Fantasma di uccidere quell'uomo!"
"Fantasmi? Bambole? Streghe? Ma che favola è questa, qui si parla di
omicidio!"
Torte e ritorte, le bambole complottano una rivolta.
Giada, ambra e agata.
Un
uomo è morto e il suo sangue ridipinge le strade della città.
Un uomo è morto, ucciso per proteggere la Bambola di un Fantasma.
Un uomo è morto ed un Fantasma ascolta con occhi chiusi la canzone
della Strega.
Queste alici crudeli si aggrappano alle ali delle sirene e alle
scaglie di vetro degli angeli.
E sembra che servano soltanto al mare di cellophan e dove dormono i
dugonghi.
"Mi
piace questa filastrocca, è la mia preferita."
Alexis si inginocchiò innanzi alla sorella, come un fedele davanti
al proprio dio, abbracciandola alla vita.
Sorrideva.
Felice.
Come lo era solo quando stava con lei.
Perché lei era sua. Sua e di nessun altro. Sua e sua soltanto.
"Ti proteggerò per sempre Caiss."
Come quando da piccoli era lei a prendersi cura di lui quando il
buio li avvolgeva ed i mostri uscivano dai loro rifugi per andare
a tormentarli.
"La mia Cassandre..."
Sorrideva.
Felice.
Mentre sangue caldo di una vita appena strappata colava lungo la
sua guancia sporcando entrambi del suo delitto.
Gli incubi dai bei colori sgargianti lanciano sul solaio un carillon
rotto con una chiave nera.
"Eccolo è lui! Il Fantasma!"
"Ti ordino di alzare le mani e consegnarti alla polizia, Fantasma!"
Voci ovattate in un mondo ormai distante.
Il Fantasma non sentiva.
La Bambola continuò a tenerlo stretto a sé, avvolti entrambi nei
fili invisibili che la manovravano.
"Alzate le mani! Vi dichiaro in arresto!"
Non c'erano voci oltre quelle di lei che potessero arrivare ai
timpani di lui.
Soggiogato dalla Strega.
Perduto in un sogno ad occhi aperti di cui loro soltanto erano
protagonisti e comparse.
"Maledizione, alzate quelle fottute mani! Ora!!!"
E si accovacciano versando i peccati sul dorso dei piedi bianchi di un
ragazzo, un maniaco visionario, assorto in un gioco proibito.
Uno
sparo nel cielo.
Una filastrocca lasciata a metà.
Occhi di fantasma riempiti di geloso furore posati su uomini in
divisa.
Occhi di bambola nascosti dietro biglie di vetro.
Ed un sorriso che andava incurvandosi all'ingiù.
Poi gli scavano crudelmente le sue spine aguzze e trasparenti.
"Nessuno può toccare mia sorella."
L'aveva detto anche a quell'uomo quando, traballando ubriaco, aveva
allungato le mani tozze e sporche verso il corpo troppo candido di
Cassandre.
"Guai a chi la toccherà!"
Aveva urlato anche questo a quell'uomo e quello di tutta risposta si
era messo a ridere.
Si divertiva.
Lo sbeffeggiava.
Ma adesso era il suo sangue a sporcare il bel viso candido del
Fantasma.
Ora non rideva più.
"Ti avverto ragazzo. Non costringermi a sparare!"
"State lontani da noi!!!"
"Noooo!"
Mamma Oca dell'ora tredicesima, persa in un labirinto del tempo, la
porta non si apre più.
Di
che colore è il sangue dei fantasmi?
Che sapore hanno le lacrime delle bambole?
E
mai nessuno se ne accorgerà.