++Life Simulator++

 

Note del capitolo: Rinnovo i disclaimers per quanto riguarda i due protagonisti principali, entrambi sotto il © Jemei & Toy Anderson, per il resto dei pg che compaiono in questo capitolo (e anche per quanto riguarda un certo Jack Daniels XD comparso il capitolo scorso) appartengono owiamente tutti a me v_v.
Uhm... anca sto chappo non è detto che rimarrà così, ma, conoscendomi, non avrò mai la voglia di modificarlo o riscriverlo per cui è inutile che continuo a dirlo-__-"""... è venuto un pò così (male insomma=.=) e la fine è giusto buttata lì a caso, dovrei rivederla ma sono pigra e non lo farò, per cui accontentiamoci tutti>_<!
p.s. Non c'è bisogno che vi dica che Tenshi in giappo significa Angelo, vero éOè?

Step #02 †Like a Tenshi

La mente umana è debole.
Crede a tutto ciò che vede. Crede a tutto ciò che tocca. Crede a tutto ciò che sente.
Ma a volte la verità...
Sta nel mezzo.

 

Il casco integrale copriva interamente il suo volto ma, in ogni caso, non lo avrebbe potuto vedere comunque.
Andavano troppo veloci.
Loro e quello strano tipo che gli era stato dietro fin dall'inizio.
"Porca puttana Kairi, lascia guidare me!" imprecò il moretto al suo fianco con il suo solito tono poco gentile e molto colorito.
"Zitto Kyosuke o mi deconcentri." rispose lui con lo sguardo fisso alla strada e le mani strette intorno al volante in pelle nera della Porce dell'amico. Un gioiellino, glielo aveva detto sin da quando, quella mattina a scuola, l'altro era arrivato -in ritardo come al solito- suonando allegramente il clacson dell'auto. Attirava l'attenzione Kyosuke, ed era la cosa che gli riusciva meglio, soprattutto per adescare ragazze più grandi di lui.
"Argh!!! Coglione non andare così veloce o finiamo fuori strada!!!" gracchiò ancora sbiancando come un lenzuolo.
"Ma che cazzo ce l'hai a fare una macchina del genere se poi non la sfrutti al massimo?" domandò candidamente Kairi, pestando il piede sull'acceleratore e svettando come una furia lungo la strada mentre sul bel viso si era stampato un largo sorriso divertito.
In realtà lo sapeva anche lui che il compagno puntava a farsi la "biondona strafiga" che aveva conosciuto l'altro ieri e che frequentava il loro stesso liceo, ma fare lo gnorri gli era valso un bel giretto su quella "macchina spettacolo", e poco importava se ora quello stronzetto in modo stava loro appiccicato come il prezzemolo.
Le mani candide mossero in gran fretta il volante per compiere una curva in gran velocità.
"Kami-sama tu non vuoi distruggermi l'auto, tu vuoi ucciderci!!!"
Povero Kyosuke che ignorava a Chi avesse lasciato in mano la sua bella macchina.
"Kyou, taci un po’!"
Un'altra curva ed entravano in uno stretto vicolo, strisciavano la fiancata destra su un paio di cassoni della spazzatura e sbucavano come razzi sulla strada principale, evitando per un soffio il camion della frutta che arrivava da sinistra.
"Oh cazzo! Cazzo! Cazzo!!!"
"Mhmmmm... e che lagna..."
La faceva facile lui.
Guidava come un folle e senza naturalmente possedere la patente -ma infondo che bisogno aveva uno come lui di un pezzo di carta come quello, eh?-. Amava l'alta velocità, il pericolo, sentire l'adrenalina scorrere nel corpo e il sangue rifluire al contrario nelle vene.
Era pazzo e, per questo, aveva già rischiato più volte di rompersi l'osso del collo o rimanere semplicemente paralizzato dalla vita in giù. Ma che ci si poteva fare, era fatto così. Era fatto male! Pazienza... Infondo non sarebbe vissuto per sempre, e allora, l'avrebbe capita pure lui, anche se troppo tardi.
"Ahaaa!!! Kami-sama, Kairi, siamo sui binari del treno!!!"
"Lo so, ma ora sta zitto!"
"Stai zitto cosa?!? Così ci ammazzi tutti e due!"
"Mon Dieux, tais!!!" ringhiò quello nella sua lingua natia, che usava pronunciare solo quando si sentiva esasperato. Di solito, invece, il suo giapponese impeccabile non faceva venire il minimo dubbio sul luogo della sua nascita. Di certo però ci pensava il suo aspetto.
"Frocio d'un albino togliti da questi fottuti binari!!!"
Era albino infatti, ma non solo.
"Kyosuke se apri ancora quella fogna che ti trovi al posto della bocca io scendo dalla macchina e ti mollo qui a morire come un cane." lo disse con tanta tranquillità e con un'espressione tanto rilassata sul viso che persino il più crudele tra i serial killer sarebbe rabbrividito, scoppiando in un pianto di terrore e rannicchiandosi in un angolino della macchina a tremare come una foglia.
Parlava sul serio Kairi. Non aveva mai detto nulla tanto per dire in vita sua e, quella, non sarebbe stata la prima volta. Per quello Kyosuke si tappò la bocca iniziando a recitare mentalmente l'unica preghiera che conosceva, conscio comunque che non gli sarebbe servito a salvarsi il culo.
Occhi attenti e dal particolare colore si fissarono allo specchietto retrovisore.
Una moto dall'argentea cromatura divorava l'asfalto a pochi metri da loro.
Il campanello annunciò l'arrivo imminente del treno.
Ancora nove o dieci metri e la moto li avrebbe raggiunti.
Le sbarre della stazione iniziarono a calare sul passaggio a livello.
Le urla contro la Porce nera bloccata sui binari divennero imprecazioni disperate.
Qualcuno si fece il segno della croce, altri invece pregarono per la benevolenza di Budda.
Il suo sguardo non si mosse da quel dannato specchietto.
Poi...
...quando le sbarre stavano ormai per imprigionarli in una trappola mortale, lo stivaletto in pelle scura schiacciò sulla frizione e poi sull'acceleratore portandoli lontani dall'Inferno.
E Kairi esultava giubilante e soddisfatto.
"Yiha!!! Visto che roba?!? Ahahah, ed ora spero proprio che quel dannato in moto sia stato messo sotto dal treno!"
Sarebbe dovuta finire così in effetti.
Con lui che urlava alzando le braccia e scattando fuori dalla macchina voltandosi indietro; Kyosuke che, in lacrime, gracchiava che la sua auto era da rottamare e che mai in vita sua gli avrebbe più fatto mettere mano ad un volante; e con una moto argentata spiaccicata all'Intercity delle quattordici meno sette.
Peccato che non tutto va mai come sperato.
Anzi.
Quasi nulla.
Infatti la vide. Non appena il treno scorse via senza mai rallentare e le sbarre si rialzarono come se niente fosse stato.
Una moto cromata e pesante guidata da qualcuno con un casco integrale rosso e blu che copriva completamente il volto.
E andò dritta verso di lui, fermandosi a poca distanza dai suoi piedi, con una frenata secca per posizionandosi di lato e averlo il più vicino possibile.
"Cazzo..."
Lo poteva dire forte.
"Kairi sei un figlio di puttana, mi hai rovinato la macchina! La mia Porce! Bastardo!!! La mia Porce!!!"
Ancora urlava quel poveretto del suo amico... bè, forse non così tanto amico, erano solo compagni di classe infondo.
Kairi però aveva smesso di dargli bado ed ora la dura plastica speculare del casco rifletteva i suoi occhi.
Così chiari da sembrar trasparenti, eppure penetranti come lame di cristallo.
Argento era il loro colore, o grigio, come la pioggia incolore.
Occhi di fantasma.
Fissi, cercavano di scrutare al di sotto del copricapo che lentamente veniva tolto da mani guantate.
E allora gli occhi del Fantasma si specchiarono nelle polle di smeraldo di... di qualcuno che molto difficilmente avrebbe saputo come definire.
Biondi capelli corti cadevano morbidamente sul capo ora libero del casco, alcuni ciuffi ribelli venivano scompigliati dal vento ma subito tornavano a sfiorare la fronte liscia mentre, dietro la nuca, erano leggermente più lunghi, tanto che arrivavano a sfiorare le spalle esili. Bianchissima pelle del color del latte e morbidi lineamenti femminei completavano un viso che, piacevole da vedere, sarebbe stato troppo riduttivo come definizione.
Era bello.
Ma forse bellissimo rendeva meglio l'idea.
Poche persone avrebbero retto il confronto... molto poche.
"Good evening Mr. Mikansei." disse smuovendo appena le labbra rosee e parlando con una chiara pronuncia americana.
Persino la sua voce era perfetta.
Un inno allo splendore che nemmeno il canto delle Sirene avrebbe potuto eguagliare.
Placida come acqua di fiume, cristallina come fonti incontaminate di montagna. Trasmetteva una tranquillità che nessun normale essere umano avrebbe potuto concepire. Ma così era, e così parve a Kairi che, in piedi innanzi a lui, non aveva abbassato un attimo gli occhi.
"Ma chi diavolo sei...?" fu spontanea la sua domanda, uscita dalle labbra sottili insieme al respiro.
"Somebody call me Angel."
E nessuno avrebbe faticato a credergli.
"Angel...?" domandò l'altro alzando un sopracciglio pensieroso.
"Like Tenshi?"
Gli aveva parlato con un misto di inglese e giapponese, sottolineando con il tono la parola "Tenshi": Angelo.
Il biondino sorrise.
Oh, Dio, perché attentava così ai cuori dei mortali permettendo ai suoi angeli fedeli di calpestare una Terra di peccati!
"Yes. Like Tenshi." affermò con semplicità quella voce. Carezza di vento e sussurro di zucchero filato.
Kairi annuì soltanto.
Aveva immagazzinato l'informazione ma, oltre a quello, non c'era altro che gli importasse... a parte il motivo che lo aveva spinto a seguirlo per le strade di Tokyo.
Naturalmente.
"If you want answers for your questions follow me."
Era stato Angel a parlare. Sempre in uno stretto e veloce americano, sicuro che l'altro lo avesse capito ugualmente.
E l'altro capì perfettamente rimanendo per qualche istante in silenzio, come se stesse valutando la proposta.
Gli aveva letto nel pensiero?
Sorrise.
Ma no.
Certo che no.
Che stupido pensare certe cose soltanto perché per lui erano divenute la normalità.
Fece spallucce mentre il giovane biondo gli porgeva il casco integrale.
Lo afferrò senza alcuna esitazione, infilandoselo e nascondendo i candidi filami d'argento sotto la dura plastica rossa e blu.
Parlò poi da sotto il casco rivolto ad Angel, dimentico completamente della presenza di Kyosuke e delle sue lagne.
"Guido io." disse, questa volta in giapponese, tendendo la mano verso di lui con quello che, se lo avesse potuto vedere, era stato un sorriso arrogante e dispettoso. Un sorriso di cui non fidarsi.
Angel gli consegnò anche le chiavi, senza alcun timore sebbene avesse visto quanto folle era la sua guida.
Salirono entrambi sulla Suzuki argentata e la mano candida di Kairi si mosse per fare un saluto rivolto al suo  compagno di scuola, infine...
Nemmeno il vento saerbbe riuscito a raggiungerli.
La velocità non era più un concetto teorico per loro, era vita, erano loro. Veloci e inarrestabili.
Kairi stringeva con forza i manubri nella moto portando l'accelerazione fino al massimo, superando i suoi limiti e andando addirittura oltre -sempre se vi fosse riuscito-. Schizzava come un matto attraverso una Tokyo frenetica, cancellando la parola "distanza" e "tempo" dal suo vocabolario.
Non esistevano quelle cose quando lui guidava.
C'erano solo lui e il vento col quale combatteva in una sfida eterna che, nonostante tutto, lui vinceva sempre.
Mani bianche si serrarono con più forza intorno alla sua vita.
Sbuffò da sotto il casco ricordando perché fosse su quel veicolo che non gli apparteneva e sorridendo quando lo sguardo bigio si posò sulla salita avanti a sé.
Accelerò di colpo, arrivando in cima e dando forza alla moto come se volesse farle prendere il volo.
Fu qualcosa del genere che avvenne, in effetti.
Il sorriso sulle sue labbra si ampliò.
Mefistofelico.
Forse soltanto cattivo.
Bizzarro pensare che un tempo, lui non era affatto così. Strano come la gente cambi a causa degli eventi.
Facendo leva sul manubrio si sollevò portando la gamba destra più indietro e sferrando così un poderoso calcio al petto del ragazzo che gli stava dietro.
Un colpo secco e preciso.
Ed Angel veniva sbattuto via, trascinato dal colpo e dalla forza della gravità che avrebbe obbligato l'angelo senza ali a schiantarsi contro il duro asfalto.
Una caduta del genere lo avrebbe ammazzato quasi sicuramente, con quella velocità sostenuta poi, era impossibile sfuggire al richiamo di Ade.
Ma lo era davvero?
L'albino si fermò di scatto voltandosi sul marciapiedi e parcheggiando temporaneamente la moto per osservare con i propri occhi come l'altro crepava.
Era questione di secondi, anzi di millesimi di secondo.
Tutto infatti finì in un battito d'ali.
Letteralmente.
Angel caprioleggiò su sé stesso, sospinto dalla forza contraria del vento ma, invece di rotolare per qualche metro lungo la strada sgombra -strano a dirsi in un'ora come quella-, lo vide... fluttuare.
Fu come se cavalcasse l'aria, fluttuando con essa mentre i suoi abiti venivano soppesati dal vento e, il giaccone bianco svolazzava sulla schiena dando l'impressione di vedere due ali...
Così atterrò.
Incolume.
Tranquillamente.
In piedi.
Filami biondi che accarezzavano docilmente una fronte candida.
Anfibi di pelle bianca che si posavano quasi senza peso e senza suono sull'asfalto freddo.
E occhi di smeraldo lucido che si spostarono immediatamente sulla figura di Kairi.
"Cazzo... ma... è davvero un angelo..."

 

LIKE A TENSHI END

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Alexis Kairi Souma & Cassandre Saiyuri Souma © Toy & Jemei