++Un Mondo Rosso++

Piedi nudi.
Piccoli e bianchi.
Calpestavano un mondo colorato di rugiada.
Che fosse rossa, bagnando l'erba su cui la Fata del Castello cantava la sua nenia.
All'infinito.
Dita minuscole si univano al cuore, grande come un bocciolo di rosa.
Non c'era nient'altro in quel corpicino, nessun organo o muscolo, che fosse un fegato od un rene.
Solo un cuore piccolo piccolo, in grado di contenere un sentimento alla volta e che fosse per una persona soltanto.
Le avevano strappato le ali per cucirne un vestito su misura. Rosso.
Rosso come un pianoforte.
Rosso come la distesa di papaveri sotto uno sgabello aggrovigliato tra radici di un Salice Piangente.
Un Elfo sedeva su di esso suonando ad un pianoforte arrugginito.
Ancora e ancora.
Aveva occhi fatti d'acqua e sguardi profumati di follia.
Non c'era null'altro su quel viso.
Non una bocca per gridare, un naso per sentire l'odore di un mondo tanto rosso od orecchie per ascoltare lo sbattere delle ali di avvoltoi sorridenti.
Solo acqua e pioggia, in un mare di candore.
Non si era mai mosso da quel suo posto.
Gli avevano tagliato i piccoli tendini dei piccoli piedini per farne delle scarpette.
Rosse.
Come rosse erano le gocce di una fontana asciutta che distillava solitaria l'aria afflitta di un assetato.
Rossi erano gli occhi di animali addormentati.
Rosso era liquido che ricopriva corpi contorti e deformi attaccati a fil di ferro, danzando intorno a loro la Ballata del Burattino.
C'erano sassi ridipinti che volavan come lucciole su di un lago di catrame.
Cigni cannibali a cui avevano tolto le piume una per una. Troppo candide, troppo morbide, troppo delicate per volare in un cielo di piombo, al di sotto di una pioggia di stelle bruciate.
"Rimarremo qui per sempre?"
Domandarono Occhi di Bambola trapiantati in orbite di Fata.
"Forse. Quanto è lungo sempre?"
Chiesero Occhi di Fantasma, incollati sul volto di un Elfo.
"Tanto."
"Tanto non è abbastanza."
"Allora di più."
L'Elfo sorrise senza una bocca per farlo e la Fata sparse intorno polvere purpurea che si sciolse sulle foglie di un Salice Piangente, sulla laccatura di un pianoforte a coda e su burattini senza vita che in silenzio li guardavano con occhi fatti d'incubi, ascoltandoli con orecchie fatte di speranze infrante.
"Caiss." la chiamò il bambino, senza smettere di battere tasti rossi con dita fatte di neve.
"Sì, frère?"
"Se rimarremo qui i mostri non ci troveranno, vero?"
Lei si avvinò a lui, fluttuando senza ali.
Gli posò un bacio sulla guancia ed il disegno di un petalo scarlatto si dipinse sulla pelle, in quello stesso punto.
"No. Qui saremo al sicuro, solo io e te."
"Canterai per me?"
"Ogni volta che vorrai."
"E quando ti stancherai di cantare?"
"Ballerò per te."
"E quando ti stancherai di ballare?"
"Ti sorriderò."
"E quando ti stancherai di sorridermi?"
"Sarò morta."
Occhietti di pioggia si spalancarono e la rugiada rossa pianse da un cielo plumbeo inscurendo il colore purpureo di quel piccolo mondo, sommergendoli pian piano in un oceano rosso sangue.
Alzarono i piedini per non immergerli in quell'acqua colorata ed il piccolo Elfo strinse le mani della sua Fata.
"Non voglio che tu muoia."
"Allora non morirò."
"Come fai a saperlo?"
"Perché te lo sto giurando e io ho sempre mantenuto i miei giuramenti."
"Però se dovessi morire... io verrò a cercarti e starò sempre con te."
"Me lo giuri?"
"Sì."
Senza una bocca, senza un naso o delle orecchie, il piccolo Elfo si chinò sulla bambina ed un bacio nacque alla fronte di lei, sbocciando come il bocciolo di una rosa bianca in un prato di papaveri appassiti.
"Ail." Chiamò la Fata, stringendo ancora le manine al cuoricino tanto piccolo che riusciva a scandire il suo battito soltanto una volta ogni cent'anni.
"Sì, ma seur?"
"E' per questo che sei venuto qui?"
Lui volle sorriderle, ma senza una bocca per farlo era difficile.
Allora si graffiò un braccio e con il sangue disegnò delle labbra. Rosse. E poi le sorrise, mettendo in mostra dentini di perla dritti e perfetti.
"Sì, perché anche io mantengo sempre i miei giuramenti."
Braccia di Fata si allacciarono al suo collo sottile.
Una Fata ed un Elfo nati dalla stessa goccia d'acqua.
"Adesso nessuno ti porterà via da me." le sussurrò all'orecchio con quella boccuccia ridipinta.
"Staremo insieme."
"Più a lungo di sempre."
"Oltre l'eternità."

 

Two little bodies,
no men and neither ladies,
was lying down a field
of poppys near a hill.
So close and so little
the children lied idle,
no breath and no beat
someone had them hit.
Eyes of Dolls and Eyes of Ghosts
In this World can't be hosts
Fairy Smile and Elf Beauty
On this Earth are so murky.
Puppets dangle from the sky,
the Fairy sings with no cry,
Beasts and Monsters no more men,
the elf plays piano once or ten.
They falled hand in hand
 together 'till the End.

 

THE END

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Alexis Kairi Souma & Cassandre Saiyuri Souma © Toy & Jemei

 

-Commento dell'Autore-

Ehm... sì, sono pazza, ok >_>"? Volevo tanto scrivere una nonsense ed alla fine è uscita questa... ehm... questa cosa>_>". I protagonisti non potevano essere altri che i miei mocciosetti adorati e finalmente sono alla loro altezza naninca originale*_*". Ehm, vabbeh, a parte questo è chiaro che non sia particolarmente portata per le nonsense, è stata comunque un'esperienza che mi ha divertito. La filastrocca alla fine non poteva mancare, niente Mother Goose questa volta, l'ho inventata dall'inizio alla fine perché non ne ho trovata neppure una che potesse centrare con la fic. E' possibile che ci siano un sacco di errori, se ne scoprite per favore fatemelo sapere perché la mia ignoranza è tanta XD!

 

Note Aggiuntive: Ci ho messo quasi più tempo a scrivere la filastrocca che la fic, oh, mi ricordo i bei tempi in cui le inventavo per D.Gray-Man ç_ç... vabbeh, qui di seguito comunque è riportata la traduzione che in italiano è davvero una cosa orripilante XD!

Due piccoli corpi,

non uomini e nemmeno donne,

furono distesi in un capo

di papaveri vicino a una collina.

Così vicini e così piccoli

i bambini giacevano,

nessun respiro e nessun battito

qualcuno li aveva colpiti.

Occhi di bambole e occhi di fantasmi

In questo mondo non possono essere ospitati

Sorrisi di fata e bellezza d'elfo

In questa terra sono così torbidi.

Pupazzi pendono dal cielo

La fata canta senza piangere,

Bestie e mostri non più uomini,

l'elfo suona un piano una volta o dieci.

Caddero mano nella mano

insieme fino alla morte.