Warning: SPOILER sul movie Conqueror of Shamballa. Gli
spoiler comunque sono quasi inesistenti.
+†+Comeback+†+
Un semplice tonf e lo sentì poggiare il
bicchiere sul tavolo, davanti a lui.
Lo ricercò il volto con la coda dell'occhio, scivolando sul disegno di un
sorriso sarcastico che, di primo acchito, trovò irritante.
"Offro io." gli venne detto. Semplicemente e senza particolar intonazione,
facendola sembrare una frase come tante e non un modo per cercare di abbordarlo.
Idiota.
Come se lui non lo avesse capito.
Non era un ragazzino.
Non più.
"Non bevo schifezze." si limitò a dire tornando a guardare il posto vuoto di
fronte al suo.
Era stato solo fino a quel momento e non poteva affermare che la cosa gli fosse
dispiaciuta. Tutt'altro.
La compagnia a volte lo seccava.
"E' whisky." insistette l'altro, con fare offeso per il modo in cui aveva
descritto il liquore che aveva ordinato anche per sè e che si stava dedicando a
far scorrere giù per la gola, sentendo quel piacevole bruciore che presto
sarebbe svanito.
Durava sempre troppo poco.
"Lo so anche io cos'è."
"Oh, davvero?"
L'occhiata che gli lanciò questa volta affondò dritta nelle polle vitree e
corvine dei suoi occhi.
Se le sue iridi dorate fossero state delle lame lo avrebbero come minimo reso
cieco e poi gli avrebbero squarciato il cervello. Un colpo di netto e via.
Che fortuna che gli occhi sono solo occhi.
"Allora dimmi tu cosa vuoi." tentò di nuovo, quasi ingenuamente visto
l'espressione seccata che gli regalò l'altro, più giovane di parecchi anni.
"Che tu la smetta di rompere, per esempio. Potrebbe essere un buon inizio."
Emise un fischio acuto a quell'uscita.
"Ahi, ragazzo, così ferisci il mio orgoglio."
"Per quel che me ne frega."
La sedia strusciò rumorosamente sul pavimento quando l'uomo si tirò indietro,
alzandosi. Rassegnato.
Portò una mano, guantata di bianco, alla tasca. Per farlo spostò indietro il
lembo di una divisa blu, liberando la catena argentata di un orologio da
taschino. Due per la precisione. Due catene per due orologi.
Ne prese in mano uno, premendo col pollice sulla molla che fece scattare il
coperchio, aprendolo.
Le lancette nere erano immobili su un quadrante bianco.
Sembravano fissarlo attraverso il vetro e ridacchiare sfrontate e svogliate,
senza alcuna intenzione di compiere il proprio dovere.
Segnavano le sette e quarantatre. Lo avevano sempre fatto da che gli era rimasto
in mano, due anni prima.
Sul retro del coperchio era stata incisa una frase.
"Don't forget. 3 Oct 10."
Lo poggiò sul tavolo, accanto ad un bicchiere riempito di whisky.
Il ragazzo non si sprecò nemmeno a guardarlo.
"Non mi serve più ormai."
Fece spallucce, lasciando l'orologio dove lo aveva messo.
"Allora fanne quello che vuoi, non c'è motivo per cui lo tenga io."
Si allontanò senza fretta dal tavolo, reinfilando la mano in tasca e camminando
verso l'esterno del locale dove l'inverno sembrava piegare al suo volere ogni
cosa su cui posasse le proprie mani: gli alberi privi ormai delle loro foglie e
dai rami rinsecchiti, le strade coperte di neve calpestata che sporcava la città
di Central, le abitazioni dalle porte ghiacciate e le finestre congelate.
Il campanello della porta suonò alla sua uscita.
Si strinse nel soprabito.
Il campanello suonò una seconda volta e lui sorrise senza voltarsi a controllare
di chi fosse il braccio che si era stretto attorno al suo, mentre nuvolette
bianche di fiato si gonfiavano da una bocca non sua.
Una mano si mosse infilando qualcosa nella tasca del suo soprabito.
Un orologio d'argento dalle lancette ferme.
Si fermò ad osservare il volto giovane incorniciato da qualche ciuffo biondo
sfuggito alla coda, cercando di studiarne l'espressione.
Il ragazzò sbuffò.
E lui vi ritrovò i tratti del quindicenne di tanto tempo fa, così infantile
eppure già così forte.
Era cresciuto anche lui, comunque.
E si era perfino alzato di qualche centimetro.
"Ne faccio quello che voglio." affermò il biondo con tono secco e deciso. Il solo che mai
fosse uscito da quella bocca impudente ed irrispettosa "Infatti voglio che lo
tenga tu."
Lo vide stringersi di più al suo braccio, ricercando il calore del suo corpo.
"Era quello che volevo sentire." ammise l'uomo con un sorriso beffardo e
compiaciuto, attirando una boccaccia da parte dell'altro.
Sfilò il proprio braccio lontano da quello del ragazzo e godette della sua
espressione delusa, nell'attimo prima in cui usò lo stesso braccio per
circondarne le spalle, ancora troppo esili rispetto alle sue.
"Quanti anni hai ora?"
"Diciotto."
Rimase in silenzio per un paio di secondi prima di mostrare un sorriso largo e
malizioso che nulla aveva di casto o di innocente.
"Finalmente maggiorenne. Ora non c'è più pericolo che vada in galera se ti porto
a letto."
Il ragazzò coprì una risata con la mano.
"Pervertito come sempre."
"Due anni sono pochi per cambiarmi così radicalmente." Ammiccò tirandolo più a
sè.
"FullMetal." lo chiamò poi, con un nome che non era più suo.
"Sì?"
"Se te ne andrai ancora non ti aspetterò più."
Edward Elric alzò il volto verso gli occhi opalescenti dell'uomo, osservandone
come il nero della pupilla andasse schiarendosi mano a mano che si avvicinava al
bulbo bianco, rendendo l'iride di un colore molto simile al piombo. Un colore
pesante, soprattutto da sostenere.
Tuttavia non distolse lo sguardo.
Con l'auto-mail scorse al suo collo afferrandone il capo a palmo aperto e lo
tirò verso di sè.
Non era mai stato lui ad alzarsi per togliere ogni distanza tra loro e arrivare
all'altezza dell'altro.
Era sempre stato l'uomo a doversi abbassare.
E lo aveva sempre trovato giusto così.
"Non c'è più motivo perchè io me ne vada."
Il suo alito sfilò per primo tra le labbra dell'altro, poi giunsero le sue di
labbra a
premere per un bacio e la sua lingua che ne ridisegnava umida i contorni e piano
si gustava il sapore della bocca dell'uomo.
"Ora ho tutto ciò che voglio."
+†+THE
END+†+
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