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+†+Il
Gioco della Morte+†+
Giochiamo al gioco della morte.
Sfilò una carta carezzandone
distrattamente la superfice con i polpastrelli.
Se vinci avrai il mio cuore.
La voltò mostrando la figura della
Vecchia Signora che ghignava sadica con occhi rossi avvolta dal manto
dell'oscurità, maneggiando la sua falce.
Se perdi...
Vi posò le labbra.
Un bacio sulla carta.
Un bacio alla Morte.
E la lanciò sul corpo che, riverso in terra ormai cieco, lo
guardava andar via.
Scappare dalla sua colpa.
...mi apparterrai fino alla fine
dei tuoi giorni.
Abbassò la tuba sul capo,
coprendo occhi d'ambra simili a quelli dei felini ed
altrettanto suadenti, celando al mondo l'unica perla di
rugiada che fuggì dai suoi occhi.
Finchè morte non ci separi.
[Sento il suono delle campane che
riportano alla vita i fantasmi del passato.]
[Copre ogni rumore.]
[Spazza via ogni pensiero.]
[Uccide il silenzio.
Ucciderà anche me?]
Le lunghe gambe erano accavallate e le
dita affusolate incrociate alle ginocchia.
Aveva avuto tutto il tempo per prepararsi, liberarsi della maschera di
divertita finzione che era il suo essere Bianco, e tornare ad
affondare lentamente il proprio misero cuore nell'abbraccio del loro
oscuro dio così come tradizione della famiglia Noah.
Non era particolarmente credente.
Non pregava. Non frequentava chiese. Non aveva mai confessato i suoi
peccati e, di quelli, bè, ne era pieno tanto che l'Inferno doveva aver
tenuto un posto in prima fila proprio per lui laggiù.
Eppure uccideva in nome di un Conte che andava professando la sua
blasfema religione.
Come l'Anticristo.
L'antitesi di Dio.
E come da copione non c'era regola, legge, o comandamento che loro non
infrangessero per il puro gusto di far dispetto a quelo che gli uomini
chiamavano timorosamente Dio. Presto sarebbe diventato Signore di
niente così come prevedeva il copione del Conte.
Benvenuti allo spettacolo della
Disfatta di Dio.
Fumo bianco si levò dalla sigaretta
posata alle labbra.
Nuvolette inconsistenti che si sfaldavano ogni qual volta la
mancina cercava di afferrarne una per imprigionarla nel palmo
della mano, catturarla soltanto per qualche secondo.
[Vita di fumo.
E' quasi poetico.]
Ai suoi piedi un manichino fatto
di carne ed ossa.
L'ennesimo morto con cui aveva danzato la ballata di Lucifero,
strappandogli il cuore dal petto e guardando il terrore
crescente che si immortalava nei suoi occhi.
[L'ennesimo cuore rubato.
Che cosa romantica.]
Sorrise aspirando un'altra
boccata di fumo.
Nocivo quanto lui.
Dannoso come la sua presenza che estirpava gli eletti di
Dio gettandoli nella disperazione e poi giù nell'Oblio più
profondo.
Sinuoso come un felino si stiracchiò piano,
sbadigliando e sospirando la sua noia nell'aver portato a termine con
troppa facilità il suo compito.
Lavoro ingiusto il suo.
Ripagato però da un insano divertimento, grottesco perfino.
Infilò la mano in tasca, tastando un oggetto di metallo che estrasse
lanciando in aria per poi riprenderlo al volo.
Su e giù.
Di nuovo.
Mentre i raggi di un sole morente ferivano la rotondità di quell'oggetto
illuminandone la superficie argentata, seguendo i profili di un nome
intagliato che ormai non sarebbe stato più nominato se non alle esequie
funebri.
[Cala il sipario sulla nuova vittima del seguace del Lord del Millennio.
Alzatevi in piedi o mio pubblico di morti-viventi.
Fatemi gli applausi.
E poi tornate pure nelle vostre case sottoterra: bare senza nome.
Donate dalla morte senza volto.]
Si alzò in piedi abbandonando il luogo del
Delitto.
Sparendo insieme al Giorno, nascondendosi nella Notte come una delle tante
ombre figlie del male che nascevano dopo il tramonto dominando la città.
Ma qualcosa si muove.
Il fuoco si accende nelle vene e la malizia dipinge lo sguardo alla sua
vista.
Piacere.
Desiderio.
Bramosia di possesso.
[Che cosa mi hai fatto?
Che cosa ti ho fatto?
Stregati entrambi al chiaro di luna mentre le mie mani hanno sfiorato
la tua pelle ed i tuoi gemiti hanno carezzato le mie orecchie per la
prima volta.]
Era soltanto un esorcista.
Uno di quegli stolti piccoli uomini che, obbediente al volere del
Conte, avrebbe dovuto uccidere.
Farli sparire dalla faccia della terra. Loro e e le loro speranze.
Loro e quella loro insulsa fede.
Ma qualcosa si ruppe.
Meccanismo di distruzione andato a sua volta distrutto.
Macchina di morte inceppata.
Desiderio. Desiderio. Desiderio.
Insano desiderio.
[Ti voglio.
Giocattolo tra le mie mani.]
Si trovò prigioniero del suo
stesso volere.
Gli sorrise assaporando quel suo corpo con
la sola vista tendendogli la mano in un saluto formale ed educato.
- Puoi anche non salutarmi, non siamo amici. -
Che frase insolente.
Eppure la pronunciò con il sorriso sulle labbra.
Piccolo impudente.
- Ma dai, perchè mi tratti così? Sembra quasi che tu ce l'abbia con me! -
- Hai cercato di uccidermi, ricordi? -
Fece mente locale.
Sì, lo ricordava.
E dunque? Il motivo ancora non gli parve chiaro.
- D'accordo, lo ammetto, siamo partiti col piede sbagliato. - fece, con
voce affabile ed intinta di sensualità.
- Stai cercando di chiedermi scusa per caso? - gli domandò l'esorcista.
- Bè.. non proprio. Più che altro cercavo di trovare un'intesa. -
- Allora aspetta e spera, cocco. -
Cocco.
Che razza di modo di chiamarlo.
- Se provassi a chiederti scusa poi riusciremmo a trovare un dialogo? -
azzardò allontanando la sigaretta dalle labbra per soffiare via il fumo
che scomparve nel cielo di nera pece.
- Un dialogo tipo? -
- Non so. Il tuo colore preferito, il tuo numero fortunato... - alzò
distrattamente gli occhi al cielo fingendo di pensare mentre la frase gli
uscì così spontanea che suonò perfino disarmante - ...la tua posizione
sessuale preferita. -
- La mia pos...? Perhcè tu ne hai una? - chiese perplesso l'esorcista.
L'unico occhio di smeraldo era stato attraversato da scintille di un verde
più scuro che avevano brillato di malizia ed imbarazzo quando gli occhi
dorati del Noah tornarono puntati su di lui, come a volerlo spogliare col
solo sguardo, come a voler strappare la carne per carpirne ogni pensiero.
Come a volerlo far suo in quel preciso istante.
- Oh, non saprei, ne ho molte. Diciamo comunque che sono un tipo
all'antica: quindi io sopra e l'altro sotto. -
Ci fu una pausa.
Più o meno lunga.
Più o meno imbarazzata.
- L'altrO? -
Sorrise il Noah.
Divertito.
Malizioso.
Il sorriso del Diavolo.
Gli occhi del Demone.
L'amore del mostro...
...che amore non sarà mai per davvero...
- Vuoi provare? -
- Ehm... per questa volta passo la mano. -
- Potrebbe piacerti. -
- Su questo ho molti dubbi. -
- Oppure hai paura di provare perchè sai che ho ragione? -
Lo vide arrossire.
Aveva fatto centro.
Lo vide boccheggiare in una frase senza senso che perse molto del suo
significato iniziale.
E poi lo vide sorridere mentre si leccava le labbra in un gesto
istintivo ma che trovò dannatamente eccitante, e spostò lo sguardo
smeraldino lontano da lui, al sicuro, altrove, in un punto che non
fossero ferine iridi d'oro fuso.
Giochiamo al gioco dell'Amore.
Giochiamo al gioco della Morte.
Amami.
Uccidimi.
Tanto che differenza fa?
Sentiva i suoi gemiti spezzarsi tra le
labbra torturate dai denti per non urlare.
Piacere e dolore fusi in una sola cosa.
Il corpo bollente sotto di lui che si incurvava ad ogni carezza, ad
ogni bacio rubatu su quella pelle sensibile, ad ogni tocco della sua
lingua che lasciva si era lanciata in scie di saliva causali.
Le dita si incrociavano con le sue, liberate ora dai guanti.
Portò una mano alle labbra, baciandone il palmo, risalendo il polso,
il braccio, trovandosi a mordicchiare la spalla fino a lasciare un
segno rossastro.
- Abbiamo trovato un'intesa? - gli chiese soffocando una risata
beffarda in quella sua bocca che sapeva di delizia, peccato e
castigo. E per questo era così dolce e così buona che l'avrebbe
divorata.
L'esorcista annuì piano, le braccia cinsero la vita del Noah,
sfilando la camicia bianca sbottonata dai pantaloni e carezzandone
lentamente la schiena.
- Mi sento leggermente in svantaggio, sai. - commentò mentre ciuffi
di capelli rossi come il fuoco si posavano sulla fronte imperlata di
sudore, somigliando a strade di sangue che portavano alla sua bocca:
Inferno e Paradiso - Sono alla tua mercè. -
- Già. Potrei ucciderti. -
- Perchè non lo fai? -
Il Noah indugiò a guardare quell'occhio di luminoso verde.
Accecante.
- Sarebbe troppo facile. -
Mentì.
- Buon per me. -
Si protese di nuovo verso la sua bocca.
Succhiandone le labbra fino a farle divenire rosse e gonfie.
Battagliando con la lingua, finchè non rimasero senza fiato.
E allora tornarono gli ansimi di piacere, alternati a scariche di
dolore quando lui si divertiva a torturare il corpo dell'esorcista
mordendolo un pò più forte, o quando, finalmente, lo fece suo.
La schiena del rossino incurvata fin quasi a spezzarsi.
La bocca aperta ma la voce mozzata in gola.
Un corpo estraneo che entrava e si faceva largo dentro di lui,
pulsando di eccitazione, spingendosi avanti e indietro in una danza
erotica alla quale presto partecipò anche lui, ricalcando i suoi
stessi movimenti, invocando roco il suo nome.
Supplicando per avere di più.
[Il mio nome tra labbra nemiche.
Il suo nome sulla bocca di un assassino.
Davvero perderò tutto questo?]
Peggio.
Un giorno lo spezzerai con le tue mani.
Sorridendo mentre ti approprierai della vita del burattino
innamorato.
[Allora amami prima che sia
troppo tardi.
Dammi tutto di te.
Finchè non sopraggiunga la morte e allora non mi resterà che
un sospiro di sollievo e lacrime di coccodrillo.]
Ci furono altre occasioni.
Altri sospiri nella notte tempestata di stelle.
Gemiti ed ansimi.
Passione colorata di lascivia.
Incontri inaspettati.
Appuntamenti programmati.
Tutto ha una fine.
Altrimenti non avrebbe nemmeno un inizio.
[E' stato divertente.]
Bello finchè è durato.
Peccato sia finito.
Ma non ci si può far niente.
La vita è così.
Corta ed ingiusta.
Si aggrappò quasi
disperato con le dita al bastone del suo martello.
- Odzuchi, Kodzuchi... - mormorò piano, scongiurando
fino alla fine il loro scontro.
Ultimo incontro di nemici-amanti.
- Tease... - chiamò invece l'altro.
Il Noah.
Che un giorno aveva iniziato semplicemente a
chiamare Tyki, e deliziarsi nel pronunciare quel
nome di nascosto dai suoi compagni, sospirarlo alla
luna e fantasticando come l'adolescente che era.
Ora invece era tornato ad essere semplicemente il
Noah bastardo che voleva ucciderlo.
- Prima o poi doveva arrivare questo momento. -
Meglio tardi che
mai.
O no?
- Mi dispiace. -
commentò tristemente Tyki in un'espressione
sofferente.
- Bugiardo. -
Sorrisero.
Senza alcun motivo.
Forse soltanto perchè non c'era altro da fare
che sorridere dell'ironia del loro destino,
perfino banale.
Era chiaro che sarebbe andato a finire così.
Non c'era quasi gusto nel portare a termine
quella storia.
[Niente più baci.
Niente più carezze provocanti o frasette a
doppio senso.
Niente più abbracci e respiri mozzati nel
calore bruciante dei nostri corpi
attorcigliati.
Niente più "Ti amo" dalle sue labbra e parole
farfugliate in risposta dalle mie.]
Non c'è
nulla che duri in eterno.
- Mi
dispiace. -
Ripetè.
La vita
è cosa effimera.
Come i sentimenti.
Va e viene...
In effetti più spesso se ne va e
basta...
Un
martello si librò nell'aria, ruotando
per svariati metri finchè non si
conficcò in parte nel terreno.
Una farfalla battè le sue ali nere
macchiate di bianco.
Un corpo si accasciò.
Lo afferrò prima che cadesse
trascinato dalla forza di gravità.
Stretto tra le braccia.
Posando le labbra umide all'orecchio e
soffiandovi il respiro caldo.
- I'm so
sorry. -
Non mentiva questa volta.
- Addio. -
[O forse
no.
Fa lo stesso.
E' soltanto un altro gioco con in palio
il mio cuore.
Ed il prezzo del biglietto della giostra
è la tua anima.
E il vincitore...
...prende tutto.]
Labbra su labbra.
Dita a chiudere occhi senz'anima.
Abbracciato al cadavere di un gioco senza
senso.
Ti amo.
[Ma ora
è un pò tardi per dirlo.
E forse l'amore non fa per me.]
Ding Dong.
Le campane suonano il requiem di una
storia conclusa in tragedia.
Ding Dong.
Il gioco è finito.
I partecipanti se ne vanno.
Girate pagina per favore.
Che inizi un'altra storia.
Questa è ormai finita.
+†+THE
END+†+
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