Crini d'argento scivolano in parte dal
corpo di Zax a cui Sephiroth ha poggiato il proprio capo, all'altezza
del petto dove un cuore batte sereno.
E' rassicurante.
Il battito cardiaco di Zax, la sua mano tra i propri capelli che sfila
per tutta la loro lunghezza e poi si riporta alla nuca, massaggiandola
piano, con una cura che si riserva ad un vaso pregiato ad un tesoro di
cristallo.
Sopra di loro i fumi di uno dei reattori Mako ottenebra la volta
celeste, nascondendo ad occhio umano gli astri dorati, volubili e
capricciosi si dimenticheranno di loro e scivoleranno altrove per
farsi ammirare.
Eppure anche così, con quella cappa di denso grigiore, gli occhi di
Zax sono puntati al cielo.
Osservano.
Sperano in un miracolo forse, si illudono che prima o poi qualcosa si
farà strada tra i filami del fumo e arriverà fino a loro in tutta la
sua fulgida bellezza. Difficile dire se stia pensando alle stelle o a
un angelo, a questo punto.
Il braccio libero è tenuto sotto la nuca, in modo che sia sollevata
dal pavimento gelido che ricopre di brividi la sua pelle, al di sotto
della divisa del Second Class SOLDIERs.
Intorno a loro il pesante ronzio del reattore ed i rumori della città.
Alle volte il reattore borbotta, si ferma e poi riparte più veloce e
più fastidioso di prima, ingoiando il silenzio ed infischiandosene di
chi già dorme ed è stufo di sentire quel suono martellante anche nei
propri sogni.
Neppure al ragazzo piace quell'affare.
Non da quando la sua città è stata distrutta.
- Generale. - chiama a bassa voce, nella sciocca convinzione che
l'uomo possa essersi adormentato.
Sbagliato.
Sephiroth non dorme mai.
Non è vero ovviamente. Tutti gli esseri umani hanno bisogno di dormire
e lui, fino a prova contraria, è un essere umano. Anche se alle volte
gli sembra molto, molto di più...
- Mhm. - risponde infatti lui, spostando lo sguardo sempre vigile al
mento del ragazzo, ricercando iridi oceaniche che invece non lo
guardano.
E' pensieroso questa notte Zax Fair.
- Perchè io non so niente di te? -
E' pensieroso e fa domande strane. Più idiote del solito. Alle quali
Sephiroth non è sicuro di voler rispondere.
Non c'è risposta infatti pronunciata dalle sue labbra.
Solo silenzio.
Ed occhi ferini fissi sul SOLDIER.
Il ragazzo attende. Stupidamente. Non si è ancora reso conto che non
otterrà risposta e soltanto dopo molto il capo si reclina, alzandosi
per guardare il suo generale ed incontrarne gli specchi smeraldini
che, come un proiettile di ghiaccio, ne trapassano il cervello.
- Voglio dire... - ricomincia - Non so neppure quale sia il tuo colore
preferito, il tuo cibo preferito e come si chiamino i tuoi genitori. -
Sono cose che nessuno ha mai avuto bisogno di chiedere al grande
Sephiroth. Si sono tutti sempre accontentati di averlo come loro eroe,
come il Salvatore, come un Dio e a lui è sempre andata bene
così.
Le domande non gli sono mai piaciute particolarmente.
Non quelle personali.
Di solito è lui a farne.
Probabilmente è per questo che non ha mai riflettuto su certe banalità
della vita, come ad esempio il suo colore preferito, il cibo preferito
o...
La fronte si aggrotta e le dita di Zax si posano là, dove la pelle si
è corrucciata ed ha formato una minuscola ruga tra le sopracciglia
sottili dell'uomo .
- A cosa stai pensando, Seph? - gli ha domandato con un sorriso che il
Generale vorrebbe strappargli dalla faccia in modo che nessuno a parte
lui possa godere della sua vista.
- Pensavo... - inizia, ed è buffo perchè di solito è lui che chiedi a
Zax a cosa pensa ed è Zax che inizia a quel modo - Che nemmeno io so
niente di te. -
Non era a questo ciò a cui pensava, ma va bene lo stesso perchè non è
una bugia.
Non sa bene cosa dire il ragazzo, si limita a guardare il più grande
ed immaginare quali altri pensieri il suo cervello possa aver
formulato.
Troppo difficile. Non è fatto per questo genere di macchinazioni lui,
è fatto per parlare, è fatto per sorridere e per sorprendere, non per
leggere nel pensiero degli altri.
Annuisce quindi, senza un vero motivo e, senza che Sephiroth possa in
qualche modo prevederlo, le labbra fresche del più giovane si posano
alla sua fronte.
E' fatto per soprendere Zax. Non c'è dubbio.
- Uhm, beh, te l'ho detto, no? Sono nato a Gongaga, da due genitori
per bene che mi strigliavano ogni volta che tornavo a casa tardi e con
i pantaloni imbrattati di fango. -
Non ha concesso a Sephiroth il tempo di dire alcunchè o di commentare
quel suo gesto, con una semplicità quasi infantile ha iniziato a
raccontare, della prima cosa che gli è passata per la mente, di un
qualche ricordo d'infanzia che ancora non ha dimenticato perchè, in
realtà, quel genere di ricordi gli piacciono e, se fosse possibile,
vorrebbe infilarli uno per uno nella testa del Generale e farlo ridere
per le cavolate che ha fatto nella propria infanzia. Non che abbia
smesso in effetti.
- Una volta io e Brian, il figlio del nostro vicino, abbiamo deciso di
andare a caccia da soli. Avevamo circa... uhm, bah, facciamo dodici
anni, allora lui si è infilato nel granaio dei suoi, dove suo padre
teneva il fucile e ha tentato di... diciamo... prenderlo in prestito,
sì! Peccato si fosse dimenticato di Carol. - Prende il fiato, guarda
verso l'alto, arricciando le labbra e poi riabbassa lo sguardo verso
il volto dell'uomo ancora al suo petto - Carol era il cane di Brian. -
si spiega, perchè Sephiroth possa seguirlo meglio anche se, immagina,
potrebbe non importargliene molto. Ma pazienza. Gli piace raccontare
della sua infanzia e gli piace l'idea che Sephiroth lo stia ad
ascoltare anche solo perchè non ha nulla di meglio da fare e nessuna
missione da portare a termine.
- Comunque, Carol ha iniziato a caricarlo, Brian ha iniziato ad urlare
ed è corso fuori dove io lo aspettavo e, visto che quel cagnaccio
aveva sempre avuto un certo odio nei miei confronti, non appena mi ha
visto ha cambiato bersaglio e ha rincorso me! Quel bastardo! Non hai
idea di quanto mi ci sia voluto per seminarlo, in più il fetente era
riuscito anche a mordermi il sedere e strapparmi via la toppa dei
pantaloni... Ah, sapessi quante me ne ha date mia madre! E' andata su
tutte le furie! E poi, quando mio padre ha scoperto cosa volevamo
fare, me le ha date pure lui. -
E' qui, in questo preciso momento, che il ragazzo non resiste e
Sephiroth sa, sente, che a breve la sua risata si scioglierà
nell'aria, allegra e spensierata.
Ride infatti. Divertito, quasi con le lacrime agli occhi, stemperando
quel suono che per un paio di minuti ha rubato la scena al ronzio del
reattore.
- Mi piace. -
In realtà ci sono tante cose che in questo momento piacciono a
Sephiroth.
La risata di Zax.
I suoi occhi lucidati dal gran ridere.
La sua mano sinistra tra i propri capelli e quella destra che
istintivamente si è aggrappata al suo giubbotto.
Ma, soprattutto...
- Mi piace l'idea di te ad undici anni. -
Sorride anche, o, almeno, sulle labbra si forma una curva morbida.
Il SOLDIER dev'essere arrossito e le mani si sono strette di più
intorno all'uomo.
- Il resto, se vuoi, te lo racconterò domani. - ha bisbigliato,
incerto, ma con una nota speranzosa nella frase.
- Voglio... -
E' la prima volta che Sephiroth fa una pausa così lunga mentre parla,
è come se fosse indeciso su ciò che deve dire, ed è impossibile perchè
Sephiroth non è mai indeciso.
- Voglio sentirti raccontare della tua infanzia ogni notte. -
Un po' ne è stupito Zax. Un po' ne è intenerito. Ed un po',
naturalmente, ne è felice.
- Ok. -
- Bene. - chiude gli occhi Sephiroth. Soddisfatto. Perchè da ora, ogni
notte, il Mondo che apparteneva al passato di Zax apparterrà in parte
anche lui e, seppure non può dire di poter condividere alcun ricordo
d'infanzia con il ragazzo, può rifugiarsi nella sua memoria godendo
del suono della sua voce narrante.