Dedicated: A
quella balorda di Shura Hime, aka La Jey>_>… che ora deve spicciarsi con
le sue fic altrimenti le spezzo le braccina*_*v… (Senti da che pulpito XD)
Ah, come sono adorabile ç__ç! Mi amo, mi amo tanto*-*!
+†+An
impossibile night+†+
"Ai pensieri che ci tolgono il sonno
la notte è indifferente..."
La torre dell'orologio troneggiava
sulla città addormentata.
Il suo corpo era abbandonato sulla pesante lancetta dei minuti che,
obbligata orizzontalmente, puntava contro il numero romano III.
Le gambe pendevano sul vuoto e presto, tra meno di una quindicina di
minuti, sarebbe scivolato giù, precipitato sull'asfalto.
Morto.
A meno che il primo pensiero che si aveva a vederlo, ammirando la sua
bellezza ultraterrena, non fosse stato vero: "E' un angelo?".
Le ali le aveva.
Un ampio piumaggio corvino si innalzava dalla schiena e occhi d'ametista
ferivano la notte silenziosa e senza stelle, nera come le sue ali, i suoi
abiti.. Cristo, persino i suoi capelli tendevano al nero!
Ancora qualche minuto passato seduto sulle lancette, come una macchia nera
nel quadrante bianco dell'orologio.
Iniziava a stancarsi.
Non sarebbe dovuto venire così presto, ma quello stupido di Daisuke aveva
insistito fino alla noia. Non voleva essere in ritardo... così gli era
toccato arrivare in anticipo di ben mezz'ora.
"Gomen nasai, Dark." era la sua voce a tenergli compagnia.
Dispiaciuta, gli aveva chiesto scusa in continuazione rimbombandogli nella
testa.
Soltanto lui poteva udirla
Naturale.
Infondo lassù, a più di quaranta metri da terra, in bilico tra la vita e
la morte, non c'era nessun altro a parte lui.
E poi le persone normali non si sognano nemmeno di starsene seduti
comodamente sulle lancette di un orologio.
- Lasciamo perdere, ok? - bofonchiò seccato, al vento.
"Ok..."
- Pensa piuttosto a non intralciarmi quando arriverà. -
"Eh?! Come sarebbe a dire intralciarti?!?" esclamò il rossino con un
tenero broncio sul viso infantile.
- Sarebbe a dire che devi lasciar fare a me, qualsiasi cosa succeda. -
spiegò lui paziente.
"E cosa dovrebbe succedere?"
Il ragazzino iniziava a preoccuparsi e, conoscendo il suo alter-ego, ne
aveva tutte le ragioni.
- Tu fa come ti ho detto. -
"Ma... Dark?!"
- Zitto ora! -
"Ma uffa!" sbuffò un'ultima volta prima di tacere definitivamente.
Accidenti a Dark e ai suoi misteri!
Il ladro si alzò in piedi.
Erano le 00:22 e la lancetta iniziava ad essere troppo in pendenza.
Tenendo il busto leggermente piegato sulla destra scivolò con i piedi per
tutta la sua lunghezza, come se stesse skeattando ma, ben presto, la
superficie solida sotto ai suoi piedi terminò e a lui non rimase che il
vuoto.
Precipitò.
Inesorabilmente.
Soltanto per qualche secondo.
Dopo di che ampie ali di corvo nero si aprirono sulla schiena
permettendogli di planare tranquillamente sul tetto di un edificio.
Soltanto quando gli stivali toccarono terra il suo sguardo si mosse verso
l'unica persona che ora si trovava con lui, rischiarando la notte con il
suo abito candido.
- Sei addirittura in anticipo, non pensavo ci tenessi tanto ad
incontrarmi. -
Biondi capelli brillanti come il sole d'estate si muovevano agli aliti del
vento, ricadendo in mille raggi sulle spalle e ridisegnando ragnatele
dorate sul bianchissimo abito.
Gli occhi, dorati e affilati, luccicavano ferini posandosi sulla figura di
Dark.
Il sorriso incurvava le labbra rosa e la lingua le accarezzò inumidendole
in un lento movimento ipnotico.
- Poche ciance Krad. Arriva subito al punto. - asserì Dark.
Nervoso? Poteva anche essere. La verità è che trovarsi faccia a faccia con
la sua esatta metà, uguale e opposta, non era affatto piacevole, non se a
render tutto più difficile ci si mettevano le manie omicide dell'altro.
Assassino. Spietato. E dannatamente sexy!
Qualcosa di molto simile all'imbarazzo colorò il volto del ladro di un
lieve porpora.
*Ma che cazzo di pensieri fai Dark?!* si disse mentalmente mordendosi il
labbro inferiore, rischiando di avere un mezzo infarto quando Krad tornò a
parlare.
- Voglio il tuo corpo. - disse il biondino con assoluta semplicità.
Il brunetto annuì meccanicamente, tentando di non avere nessun pensiero a
riguardo, anche perchè ora come ora persino Daisuke, con cui condivideva
il corpo, era rimasto alquanto perplesso da tale richiesta.
- E per farci cosa? -
Dark si morse la lingua quando la sua bocca parlò automaticamente.
Che razza di domanda!
Era stato Daisuke in realtà a parlare, non aveva resistito alla curiosità.
Teme baka!
- Dark, mi hai detto di venire subito al punto ma forse sarebbe stato
meglio farti prima un disegnino. - commentò Krad, ghignando divertito.
"Ehm... Dark, non starà cercando di..." azzardò Daisuke nella mente del
ladro.
- Tu fatti i fatti tuoi. - gli ordinò l'altro.
"E come faccio, scusa?!"
- Trova un modo! -
Più facile a dirsi che a farsi e, intanto, Krad avanzava verso di *loro*.
Un passo alla volta, con quella sua camminata di elegante predatore.
Perchè questo era. Le braccia lasciate lungo ai fianchi che sfioravano
l'abito, facendolo frusciare di volta in volta. I filami dorati che
accarezzavano lascivamente il suo corpo e le labbra invitanti che si
muovevano per parlare.
Suadenti.
Maliziose.
Dannate.
Dark deglutì.
- Non sei a tuo agio, Dark? - glielo aveva sussurrato direttamente
all'orecchio, soffiandovi dentro il proprio respiro.
Quando era arrivato così vicino?
- Non dire scemenze Krad. - iniziò il ladro con un sorriso beffardo - Come
potrei non essere a mio agio con uno che non fa altro che tentare di farmi
fuori! -
In effetti...
Il biondino si scansò appena per poterlo fissare bene in viso.
Gli sguardi erano alla stessa altezza e l'uno sembrava il riflesso allo
specchio dell'altro.
Il primo dalla pelle bianca come latte versato sulla seta, biondi capelli
lunghi che si muovevano ad ogni follata di vento e danzavano in spirali
ipnotiche, spingendosi fino a sfiorare il corpo atletico di Dark e
lusingarlo con carezze di seta. Una croce dorata pendeva dall'estremità
della coda e, proprio quella croce, sembrava perdonarlo per tutte le volte
in cui aveva disobbedito alla legge di Dio: Non uccidere.
Ma lui era nato solo per quello.
Non c'era altro scopo.
Candide ali d'angelo si innalzavano dalla schiena, cercando di carezzare
il cielo mentre gli occhi ferini si accendevano di una sinistra passione.
Morbosa. Sadica. Innaturale.
Anche gli assassini sanno amare?
L'altro invece era il suo esatto contrario.
La sua nemesi.
Il suo riflesso nelle specchio e, perchè no, il rovescio della medaglia...
la parte migliore...
Capelli corti e scuri, il viola intenso era il loro colore e lo stesso
viola affogava nelle sue iridi arroganti. Era un giovane presuntuoso,
malizioso e nelle sue vene scorreva la passione di uno zingaro.
Se Krad era nato come semplice predatore assassino, Dark aveva l'agilità e
la forza passionale di un felino.
Il suo sguardo, sveglio e intelligente, era sempre attraversato da quella
voglia di sfida che scorreva insieme al sangue.
Il corpo, alto e slanciato, era quello di un ladro, il migliore, e le ali
che With gli donava erano nere come la notte.
Se uno era un angelo l'altro cosa sarebbe stato?
Anche i demoni possono amare...?
Quando una ciocca dei morbidi capelli di Krad sfiorò la sua guancia di
pesco, la mano di Dark si mosse istintivamente ad afferrarla. Fu come
sentir scorrere l'acqua tra le mani.. piacevole.
- Hai perso la parola? Oppure devo considerare il tuo silenzio come un sì?
-
Le parole del biondo rifluirono lente al cervello del ladro. La bocca
avvelenata così vicino alla sua, il respiro che si confondeva.
Sorrise.
Un sorriso d'angelo.
Un sorriso che nascondeva la sua anima affogata nel sangue e ridipinta di
nero.
Un sorriso che era in grado di uccidere...
- Perchè invece non lo consideri come un no, Krad? - calcò maggiormente il
nome, dandogli una nota dispregiativa.
- Risposta sbagliata. -
Fu veloce la mano di Krad, possente la sua stretta al collo di Dark e
divertiti i suoi occhi, incastonati in quella maschera di purezza e
bellezza.
Lo costrinse sdraiato, sbattendolo malamente sul tetto e stringendolo al
collo.
- Oppure hai intenzione di ribellarti? -
- In effetti... l'idea era... quella... - la voce di Dark era spezzata,
stava soffocando, ma non sarebbe bastato per fargli perdere la sua aria
arrogante.
Oh, no, quella era parte integrante del suo essere.
- Testardo e stupido fino alla morte, eh Dark. - commentò Krad, un sorriso
di sprezzo sul volto candido e delicato. Era un angelo... lo era davvero.
- Non te lo ripeterò una terza volta Dark. Voglio il tuo corpo e lo avrò.
-
- Non contarci... -
Stupido ladruncolo. Continuava a cercare invano di opporsi alla forza del
biondo angelo che lo stava lentamente soffocando, e strattonava il suo
braccio per cercare di allontanarlo dal proprio collo.
Stupido ladruncolo. Nessuno può battere Krad, nemmeno tu!
- E ora... -
Il biondino aveva poggiato le labbra direttamente sull'orecchio di Dark e
il suo alito scivolò caldo al suo interno insieme al suo veleno. Rovente.
Mentre i brividi percorrevano la schiena del ladro e le sue labbra si
schiudevano come a voler dire qualcosa che invece morì direttamente in
gola, insieme al respiro.
Krad rise gettando indietro il capo insieme alla cascata di capelli che
scintillò nella notte. La sua presa si allentò permettendo all'altro di
tornare a respirare con profonde boccate d'aria tra un colpo di tosse e
l'altro.
"Cazzo!" imprecò mentalmente mentre ancora le sue dita stringevano il
polso di Krad... e Krad.. bè, lui aveva iniziato a fare ben altro.
La mancina scivolò all'addome del ladro coperto in parte dalla giacca in
pelle che indossava.
Nera.
Naturalmente.
Una scelta della signora Niwa.
Naturalmente.
Con un colpo secco l'indice candido fece saltare uno dei bottoni e
proseguì scorrendo tra una metà e l'altra, facendo saltare il resto dei
bottoni. Uno dopo l'altro, fino a liberare un dolcevita senza maniche che,
tuttavia, teneva scoperto l'addome.
Dark spalancò gli occhi quando il capo di Krad si abbassò a sfiorare con
le labbra la sua pelle rosea. Morbida. Sentiva la lingua del biondino che
la leccava avidamente formando arabeschi di saliva che circondavano
l'ombelico.
Una lingua ruvida e morbida che lasciava scie bagnate sul suo corpo. E
lentamente andava a fuoco.
E tutto solo per una lingua...
- Aha! - gemette in un lamento di dolore.
Krad lo aveva morso!
- Oh, non ti avrò fatto male, Dark. - commentò l'angelo in un sorriso
sinistro.
Che importava se gli faceva male.
Meglio così, no?
Ahahahah!
- Per... perchè non torniamo alla solita storia di sempre? Io scappo e tu
mi insegui. - domandò il ladro tentando un sorriso arrogante che,
tuttavia, gli risultò forzato. Aveva persino il fiato corto e apriva la
bocca in continuazione per riuscire a respirare.
- Non tentarmi Dark, potrei davvero ucciderti subito. - asserì l'altro.
Freddamente. Voce e sguardo avvolti dal gelo di Antartide eppure pregni di
una sensualità che nemmeno l'Angelo Splendente, il Prediletto di Dio,
sarebbe riuscito ad infondere. E non solo.
La sua voce era desiderio. Puro e semplice... desiderio.
Brillò di luce bianca e dorata la mano di Krad.
Luce intensa.
Calda.
Ardente anzi.
E lenta si avvicinava al dolcevita del ladro che la fissava scuotendo il
capo e stringendo i denti. Preoccupato per la propria incolumità.
Piano la mano si posò alla stoffa nera e quella si sciolse come burro al
sole, crepitando appena e scoprendo altra pelle liscia e morbida del
colore delle pesche.
- Ahaaa!!! -
Un urlo.
- Più ti agiti e più ti farai male, Dark. -
Un altra risata di cristallo frantumato.
- Fanculo! -
- Non mi piace quel tono, Dark. -
- E chi se ne frega, fanculo! -
Non avrebbe dovuto continuare, avrebbe fatto meglio a tacere ma l'orgoglio
di ladro è duro da essere represso.
Krad strinse il suo mento tra l'indice e il pollice alzandone il capo di
poco, per poterlo guardare meglio in quegli occhi d'ametista liquida che
ardevano e si ribellavano al suo volere.
- Stupido kaitou. - pronunciò solo questo quando la mano libera scivolava
allo splendido piumaggio bianco, dietro la schiena, strappando con forza
una delle piume, senza preoccuparsi del dolore. Chissà, forse quelli come
lui il dolore non lo sentivano nemmeno... possibile... infondo, alla fine
di tutto, quando Krad tornava a dormire nell'oscurità, era sempre Satoshi
a risentire dei danni...
Perchè quelli come lui non hanno pietà per nessuno, giusto?
La piuma fendette la notte mentre il vento sibilava contro le due figure,
sdraiate sul tetto di uno degli edifici di Tokyo, e qualche solitario
corvo scappava via gracchiando spaventato.
Si caricò di un'energia che scalpitava dorata, accecando lo sguardo di
entrambi e la rivestì come una seconda pelle, dura come acciaio.
Similitudine perfetta.
L'angelo biondo alzò la mano, poco sopra la spalla del ladro e quando la
riabbassò entrambi si erano macchiati di cremisi e liquido scarlatto
colava abbondante dalla spalla di Dark, uscendo dalla ferita che una piuma
aveva provocato. Una piuma che somigliava più ad una freccia e bruciava
come l'inferno.
Non aveva nemmeno urlato Dark.
Il dolore era stato così improvviso che aveva invaso immediatamente il suo
cervello e lo aveva lasciato stordito per i pochi secondi a venire, poi
però aveva stretto i denti per non gridare e gemeva stringendo il pugno.
- Ora sono sicuro che collaborerai un pò di più. - pronunciò Krad, la voce
scivolava sulla spalla insanguinata mesciandosi col sangue che si dedicò
anche a leccar via, senza però togliere la piuma, conficcata nella sua
carne e nell'asfalto, sotto il corpo del ladro.
- Nhn... - rantolò l'altro ma qualsiasi cosa avesse voluto significare non
ebbe importanza.
Poteva sentire le mani dell'altro scorrere ovunque, impazzite, impazzenti,
insinuandosi sotto gli abiti rimasti, sbottonargli i pantaloni e toglierli
per denudare le lunghe gambe.
E che spettacolo.
Dark, sdraiato sull'asfalto, coperto soltanto dai candidi raggi una luna
lasciva che si divertiva a spiarli e si cibava dei loro peccati.
La sua pelle di pesco ora completamente nuda, che finalmente poteva
accarezzare come più desiderava.
I suoi occhi... ahahahah, i suoi occhi! Non lo guardavano, oh no, erano
troppo imbarazzati per farlo, per questo lo sguardo puntava
insistentemente di lato od ovunque non fosse stato il viso candido di
Krad. Socchiusi e lucidi, bagnati di piacere, affogati nell'eccitazione e
che importa se la spalla bruciava e pulsava senza sosta? Il dolore è
piacere, no?
Spalancò le iridi d'ametista liquida quando le dita affusolate di Krad lo
sfiorarono tra le gambe. Non temporeggiarono molto, fu solo una fugace
carezza, giusto per fargli assaggiare l'intrigante sapore del desiderio.
Perchè anche lui lo voleva, sì, lo desiderava ancor più di Krad e l'angelo
ne era sicuro. O si illudeva che così fosse, ma poca era la differenza tra
le due cose.
Passò con le mani lungo le cosce del ladro, carezzandole solo con la punta
della lingua tinteggiandolo di brividi freddi.
E ansimava Dark, gettando di volta in volta il capo all'indietro,
contorcendosi per quel tocco appena accennato che lo portava sul ciglio di
un precipizio e poi lo guardava barcollare spinto dal vento, senza che mai
riuscisse davvero a cadere o a tirarsi indietro verso la salvezza. Era
così.
Dark era in bilico.
Da una parte c'era Krad, il suo insano desiderio, quella sua passione
morbosa e folleggiante. Le sue mani. La sua lingua. Il suo alito che
strisciava sibilando nel suo orecchio insieme a parole avvelenate. I suoi
occhi d'oro fuso che lo bruciavano soltanto a guardarli...
E dall'altra...
Dall'altra c'era la ragione, offuscata. La realtà, confusa. Il dovere di
scappare... scomparso nel momento stesso in cui le labbra umide di Krad si
posarono al suo addome lasciando schioccanti baci e piccoli morsi.
Dark era in bilico, ma sapeva che prima o poi sarebbe caduto in quel
precipizio.
L'avrebbe fatto. Sicuramente.
- Ti sei mai chiesto perchè, pur essendo così differenti, ci somigliamo a
questo modo, Dark? -
Non rispose alla domanda del biondino, a malapena riuscì a sentirla mentre
quello continuava a leccarlo e morderlo lungo tutto l'addome e sopra,
giungendo ai capezzoli che succhiò uno alla volta, ormai turgidi.
- Mhm... - gemette invece, voltando il viso dall'altra parte.
Arrossito.
Probabilmente non si era nemmeno reso conto di esserlo.
L'angelo biondo sorrise mentre aveva alzato il capo per guardarlo meglio
in faccia e godette di quella vista che era negata a qualsiasi altro
essere umano.
Ora quell'angelo decaduto era soltanto suo.. e presto, lo sarebbe stato
completamente.
- Perchè noi siamo la stessa cosa. Siamo due parti di un'unità. Siamo
unici nel genere eppure incompleti se separati... Lo capisci Dark, capisci
cosa sto dicendo? -
L'atro voltò di poco lo sguardo, quel poco che bastava perchè potesse
incontrare le iridi ferine di Krad e bruciare in quell'oro che scintillava
con prepotenza nella notte.
Affogava l'ametista nell'oro.
E l'oro abbracciava quelle ametiste liquide, avvolgendole e portandole con
sè in un oceano di follia e passione.
- Significa che è destino che tu mi appartenga. E' così Dark, e non potrà
mai essere altrimenti. -
E poi eccole, finalmente, le mani di Krad, che lo toccavano di nuovo e
violentavano le sue carni, la sua ragione, la sua coscienza, il suo
essere.
Kami-sama, come poteva anche solo pensare di non desiderare tutto quello?
Doveva essere pazzo a non volerlo!
Doveva essere morto per non provare piacere a quelle carezza, violente,
eccitate, passionali, insistenti. E cos'altro? Cosa? Erano tutto. Quelle
mani sul proprio corpo, mentre lo toccavano e lo lasciavano ansimante a
gemere di piacere, erano tutto e lui, povera stupida falena avvicinatasi
troppo alla luce, ne voleva ancora.
- Aha... Aha... -
Anzi. Non voleva altro.
Soltanto quello.
Soltanto Krad.
Soggiogato da quell'angelo dalle ali bianche come la neve e come neve
aveva anche lo sguardo e la voce, morbida, cristallina... eppure
maledettamente fredda. Uno sguardo ed una voce che, a lungo andare,
laceravano la carne, penetravano il cervello, infilzavano il cuore e lo
guardavano scoppiare. Ridendo.
E di fatti rideva Krad, come un bambino. Innocente. Ingenuo. Dolce... Come
un assassino. Allegramente. Malizioso. Sadico...
Perchè lui era l'uno e l'altro. Bimbo e assassino. Immacolato in quel
candore di angelo e marcio mentre il sangue corrodeva la sua anima.
- Sarai mio Dark... - mormorò direttamente sulla bocca del ladro,
baciandolo veemente, senza dolcezza, senza amore o sentimento, no, quelle
cose non erano adatte ad uno come lui, a quella macchina costruita solo
per uccidere e godere nel farlo. C'era solo la sua lingua che cercava e
battagliava con quella di Dark, che danzava con la sua e conduceva
soffocante alla morte. Perchè dolore è piacere, perchè soltanto un istante
prima della morte è possibile sentirsi vivi per davvero... Perchè...
Perchè uccidere era l'unica cosa che era in grado di fare.
- ...e poi... ti ucciderò. -
Un altro bacio morboso e bagnato, un'ultima frase, e le mani di Krad
afferravano con forza le gambe del ladro aprendole per meglio sistemarsi
nel mezzo e poi...
Bè, intuibile...
Poi finalmente potè possederlo.
Penetrandolo con una spinta sola, senza neppure lasciare che si abituasse
alla sua invasione, no, invece continuò a spingere dentro di lui più
forte, sempre più forte, più veloce, sempre più veloce. Affamato delle sue
grida di dolore, dei suoi gemiti di piacere, del suo sguardo bagnato
dall'eccitazione e dalla vergogna, del rossore delle sue gote chiare, del
calore del suo corpo, del profumo della sua pelle.
E tutto quello ora non apparteneva che a lui solo. All'angelo bianco dalle
ali tinte di cremisi.
- Morirai per mano mia Dark, ricordalo... soltanto IO ho il diritto di
ucciderti. -
Diritto e dovere.
Dolore e piacere.
Morte e vita.
Contraddizioni che prendevano vita dalla loro stessa essenza: angeli e
demoni...
- Avrò Tutto di te. -
Il piacere condotto all'amplesso.
Le urla portate all'inverosimile.
E l'eccitazione che esplodeva nel corpo di Dark inondandolo del seme di
Krad, completando la loro unione.
- Mi appartieni... Dark... - scivolò ancora la sua voce ai timpani del
ladro, seducendoli con invidiabile sensualità e svanendo nel nulla in un
turbinio di piume bianche e sangue caldo, così come il corpo di Krad
sdraiato lascivamente sul suo.
Sciolto in gocce amaranto che si perdevano nella notte.
Svanito nel sudario d'oscurità che avvolgeva anche un ladro ora solo nella
notte.
...
- Dark! Dark, ma che cos'hai? E' da un po’ che ti chiamo e non rispondi. -
Bè, non proprio solo, perchè lui non lo era mai.
"Non ho niente Daisuke, proprio niente." borbottò il bel ladro con un tono
che apparve imbronciato e, perchè no, mesciato ad una lussuriosa
eccitazione che bene si nascose tra le sue labbra maliziose. Soprattutto
quando il suo corpo era celato agli occhi dei più e la sua anima
imprigionata nell'oscurità racchiusa in Daisuke Niwa.
Sembrava uno spirito inquieto ora che il rossino ci pensava bene... e poi,
a ripensare bene alla sua voce e al modo a cui aveva risposto sembrava che
Dark fosse... Imbronciato!
- Ehm... Dark... - iniziò parlando nella propria mente - ...perchè mi stai
tenendo il muso? -
"Che cosa?! Non dire scemenze teme baka!"
Bingo.
- Bè, scusami tanto.. è solo che sei strano... -
Vero.
Era strano.
Forse perchè pensava troppo.
E pensava guardando il suo tamer che, seduto sul tetto di una delle
abitazioni di Tokyo, sorrideva dolcemente ad un ragazzo dai capelli
azzurrini e dagli occhi di zaffiri sciolti nell'oceano.
Pensava che, dopotutto, non gli sarebbe dispiaciuto essere al suo posto,
mentre un angelo dalle ali imbrattate di sangue caldo e amaro lo possedeva
riunendosi a lui come sempre sarebbe dovuto essere...
"Krad... Ancora non sei riuscito ad uccidermi."
Un sorriso incurvò le labbra maliziose del ladro mentre si sdraiava nella
sua oscurità e chiudeva gli occhi, sentendo ancora sulla pelle il calore e
la veemenza delle mani di un angelo biondo, assaporano ancora i suoi baci
violenti e... perdendosi in quello che non era stato altro che un sogno.
+†+THE
END+†+
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