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+†+Lavi,
Lavi don't you see?+†+
Aveva la vista appannata a causa del sangue
e della nebbia.
Dannata nebbia, perchè cazzo doveva uscire proprio in quel momento?!
Passò una mano tra i capelli incrostati di liquido cremisi, per toglierli
dalla fronte e risistemarli alla male-peggio sotto la fascia ormai
completamente attaccata alla pelle a causa del sudore che la imperlava.
Imprecò mentalmente affinando la vista ma avanti a sè la patina grigiastra
era troppo densa e la sua vista non riusciva a penetrarla. Non avrebbe
saputo dire cosa vi si nascondeva finchè non lo avesse avuto a distanza
ravvicinata e allora sarebbe stato troppo tardi.
Udì un fruscio.
Almeno per quanto riguardava l'udito non aveva problemi.
- Vuoi che ci prendiamo una pausa? -
Non appena sentì la voce scattò indietro per un riflesso condizionato e
anche perchè avanti a sè comparve il corpo del giovane che aveva parlato.
Capelli neri.
Pelle bronzea.
Occhi d'ambra.
Vestito impeccabile.
Ma proprio nel damerino dei Noah doveva imbattersi?
- Hai portato il cestino del pic-nic? - domandò lui con un bel sorrisino
sarcastico.
- In realtà no, pensavo di mangiare dopo averti fatto andare in un posto
migliore. - rispose l'altro divertito, ricambiando il sorriso.
- Un posto migliore tipo il Paradiso? -
Il giovane si lasciò sfuggire una risata che celò sotto un gesto elegante
della mano guantata.
- In realtà pensavo ad una bara in legno di mogano, ma se preferisci
credere nel Paradiso sei libero di farlo. -
Anche l'altro rise, persino imbarazzato mentre si grattava il capo e
annuiva, l'altra mano sempre stretta all'asta di un martello grande quanto
lui, poggiato in parte al terreno fangoso.
Il giovane Noah si stiracchiò sinuoso infilando una man in tasca.
Estrasse un pacchetto di sigarette che portò alle labbra per sfilarne una.
Non trovando l'accendino si rivolse al rossino.
- Per caso hai da accendere? -
Scosse il capo alzando le braccia in segno di dispiacere.
- Uhm... accidenti.. -
- Quella roba uccide, lo sai? -
Gli sorrise dolcemente.
- E' carino che come mio nemico tu ti preoccupi della mia salute. -
- In realtà pensavo al fumo passivo. -
Risero ancora entrambi, avvolti dalla ragnatela di nebbia e dal profumo
ferruginoso del sangue incollato ai vestiti che macchiava la pelle serica
dell'esorcista e leccava lascivamente la guancia di bronzo del Noah.
- Dunque, non ricordo di avertelo ancora chiesto, quindi... Il tuo nome? -
Il rossino alzò lo sguardo, le dita affusolate ben serrate intorno al
bastone della propria arma, i muscoli tesi.
- Roberto. - rispose con un mezzo sorriso.
Il Noah lo sondò inarcando un sopraccglio.
- Non hai la faccia da "Roberto", sai? -
- Dici? E che ne pensi allora di Edgar? -
- Nemmeno. -
- Kaoru? -
Il seguace del Conte del Millennio schioccò la lingua gettando la
sigaretta inutilizzata in terra.
Una farfalla dalle ali nere segnate da semi di carte bianchi svolazzò
intorno a lui scivolando docilmente sulla sua spalla e carezzando
morbidamente la sua guancia con l'ala.
- Che ne dici invece di Lavi? - suggerì.
Lavi smise di sorridere.
Qualcosa trillò tra le mani del Noah.
Una carta. Cell Roron, un buffo personaggio suonava una tromba
imprigionato dietro sbarre disegnate e gracchiava una canzoncina in rima
in cui Lavi riconobbe il proprio nome e, a quanto pare, anche il proprio
destino.
Lavi, Lavi, it's the name.
Damned forever was your fame.
Oh poor guy, don't you see?
It's your end listen to me.
Lavi, Lavi, make your last breath
then say "Hello" to the Death.
Storse il naso.
- Non si potrebbe far qualcosa per quel tipo nella carta? E' davvero
stonato, per non parlare delle parole. -
- In effetti non piace molto nemmeno a me. Comunque piacere di averti
conosciuto Lavi. -
Parlava di lui già al passato.
- Il piacere è stato mio... Mr.? -
Il giovane si tolse la tuba dai capelli corvini prodigandosi in un
elegante inchino mentre con un sorriso suadente sulle labbra si
presentava.
- Tyki. -
- Tyki. Registrato. -
Un altro dato che andava custodendosi nella sua memoria di Bookman che
mai nulla scordava.
- Pausa finita? - propose Tyki.
- Ma come, avevamo finalmente iniziato a conscerci meglio! - si
lamentò Lavi con una smorfia infantile sul volto.
- Purtroppo il tempo è tiranno e dopo di te ho altri esorcisti da.. -
finse di pensarci su portando l'indice della mancina alle labbra -
...mandare in Paradiso. -
- Che uomo impegnato. -
- Lo pensi anche tu, eh? -
Un altro scambio di sorrisi, come fossero stati vecchi amici o
compagni di scuola che si rincontravano per caso dopo tanti anni e si
scambiavano aneddoti del passato.
Peccato fossero nemici in realtà.
- Allora, a te la prima mossa dear Lavi. -
- Mi onori. -
Lavi strusciò con un piede in avanti, affondando in parte nel terreno
melmoso che sporcò di fango la punta degli stivali neri.
Tyki invece non si mosse.
Attendeva.
E la sua attesa fu ripagata quasi subito.
Stringendolo come una mazza da baseball l'esorcista aveva cercato di
colpire il Noah con il martello ma quando quello scattò con un agile
balzello all'indietro, atterrando sul robusto ramo di uno degli alberi
che troneggiavano nel bosco, simboli di luce bianca danzarono in
cerchio intorno ai due. Uno in particolare brillava più degli altri,
attraversato dai riflessi del legno e delle foglie. Verde, marrone,
giallo e rosso, per poi ridiventare bianco ed ingrandirsi fino ad
essere circoscritto in un cerchio, definito proprio dal martello.
- Tenchi Bankai: Moku Ban! - esclamò Lavi prima di sbattere il
martello in terra in una sorta di enorme timbro che si impresse sul
terreno.
E braccia di legno si diressero verso il corpo di Tyki Mikk.
Schiaffi di rami cercarono di abbatterlo.
Pioggia di foglie divenute piccole lame giallognole e rossastre
volarono contro di lui.
- Oh-oh. - mormorò fingendo una preoccupazione che non gli era
propria.
Invece, dentro di lui, nascosto da una maschera di meraviglia,
sorrideva, come un folle sorride alla morte, come un demone lusinga
l'oscurità, come gli assassini che provano piacere nel sangue in cui
affogano le loro vittime. Morbosamente.
Schivò tutto.
I rami e le radici, le foglie che, purtroppo, strapparono il suo abito
lungo le braccia aprendo nuove piccole ferite, ma nulla che potesse
definirsi grave.
Come un'ombra inconsistente attraversò le feritoie che si formavano
agli attacchi delle piante fino a giungere alle spalle di chi le
comandava.
- E' proprio interessante la tua arma. - gli sibilò all'orecchio
circondando la sua vita con il braccio sinistro, mentre il destro
aveva risalito la mano di Lavi che teneva stretto il martello e
serrava le dita affusolate attorno alle sue.
Il rossino sussultò voltando il viso.
Incontrò il sorriso divertito dell'altro ed il suo respiro che, calmo
e bollente gli scivolò suadente sul volto.
La mano di Tyki scese al polso stringendolo con forza e premendo sul
nervo che obbligò Lavi ad abbandonare la presa al martello.
Ci fu un tonfo sordo.
Seguì un silenzio di tomba.
Si guardarono a lungo.
Ambra nello smeraldo.
Il calore di un corpo che passava attraverso un altro.
Le labbra di Tyki che si avvicinavano a quelle dell'esorcista
fermandosi prima che il loro sfiorarsi divenisse vero e proprio tocco.
La voce sussurrata che soffiava nella sua bocca.
- Ho cambiato idea. Non mi va di ucciderti. -
Lavi aveva abbassato lo sguardo e insistente la sua unica iride
puntava su quelle labbra troppo vicine alle proprie.
Il suo respiro si condensò in piccole nuvolette bianche che svanirono
sbattendo contro il volto del Noah. Decise persino di smettere di
respirare, trattenere il fiato finchè quel bizzarro tipo non si fosse
staccato da lui insieme al suo carattere lunatico.
Ma non avvenne.
- Non mi chiedi perchè? - gli venne invece domandato.
Il rosso aveva pensato quella domanda ma non era sicuro di voler
conoscerne la risposta.
Scosse piano il capo, così facendo le labbra si allontanarono da
quelle di Tyki e rimase con il capo piegato leggermente di lato, in
quel modo aveva ottenuto una minima distanza.
- Non ci tengo, ma sono comunque d'accordo con te. - azzardò insieme
ad un sorriso che gli uscì imbarazzato e sollevato.
- Ok. Allora non te lo dirò. -
- Bene. -
Sarebbe stato meglio lo avesse fatto.
Con la mano ancora stretta al suo polso lo costrinse a piegare il
braccio dietro la schiena, voltando il ragazzo completamente verso di
sè mentre il braccio alla sua vita lo tirava più vicino, i bacini a
contatto.
Lavi ebbe un tremito che si perse per la schiena.
- Voglio qualcosa in cambio. - annunciò Tyki.
Lavi corrucciò la fronte.
Iniziava a pensare che sarebbe stato meglio continuare a giocare al
suo tentato assassinio.
- Infondo me lo merito, sto disobbedendo all'ordine del mio Lord, è
giusto che abbia qualcosa in cambio. -
Sorrise, sensuale con quei suoi tratti portoghesi e la pelle scura,
accarezzata dalle avide dita dell'oscurità.
- Non sei d'accordo? -
- Oh, certo! - esclamò il ragazzo, troppo scomodo per i propri gusti,
mentre cercava invano di allontanarsi dall'altro, strattonando piano
il braccio incastrato dietro la schiena - Che ne dici se ti regalo
queste? -
Frugò con la mano libera nelle tasche estraendo un pacchetto di
caramelle alla fragola che porse a Tyki.
Il giovane le guardò perplesso.
Scosse il capo.
- Spiacente, sono allergico alla fragola. -
- Cosa? Davvero? E' un peccoto, io l'adoro! -
- Ti facevo più tipo da cioccolato. - commentò con un sorriso
tranquillo il portoghese.
- Ma mi piace anche quello! - esclamò Lavi con gli occhi che gli
luccicavano e l'acquolina in bocca.
Quasi dimenticò di trovarsi ancora tra le braccia di Tyki ed il
broncio dipinse la sua espressione quando se ne rammentò.
- Su questo allora siamo d'accordo. Comunque ho già deciso cosa
prendermi in cambio della tua vita. -
Di già?
Brutto segno.
Cercò un'ultima volta di liberarsi, mettendoci più impegno, fin quasi
a farsi male e procurarsi una slogatura alla spalla finchè non si
ritrovò a camminare all'indietro obbligato da Tyki che lo spingeva con
le spalle contro la robusta radice di un albero.
Inaspettatamente vi sbattè con violenza e con tutta la schiena perchè
il Noah aveva lasciato libera la sua vita per poggiare la mano al suo
viso, sostando in una carezza rubata e obbligandolo ad alzare lo
sguardo su di lui.
Intense polle d'oro lo fissavano.
Non gli piaceva il suo sguardo.
In qualche modo lo inquietava.
In qualche modo lo attraeva.
In ogni caso lo eccitava...
Era troppo intenso, troppo profondo, troppo... Troppo.
Il suo cuore saltò un battito quando la bocca del giovane Noah
premette con forza sulla sua in un bacio veemente che di dolce aveva
ben poco.
In compenso era sensuale, era bollente, era eccitante.
Caldo. Avvolgente.
Si trovò a perdersi in quel bacio, scoprendo troppo tardi di star
partecipando attivamente quando la lingua di Tyki si insinuò tra le
sue labbra e la propria la toccò, e la sfiorò, e la ricercò, e
battagliò con essa.
Tyki rise.
Di una risata cristallina.
Intinta nella malizia.
Mentre la bocca si staccava da quella di Lavi per posare all'orecchio
ed inumidirlo di saliva mentre lo torturava con i denti.
Soffiò dentro il suo fiato in un sospiro.
- Lavi, Lavi, don't you see? It's too simple, you want me. -
Rise ancora e questa volta scese al collo che mordicchiò, succhiò,
leccò, fino a lasciare il segno.
Soltanto allora si concesse di staccarsi dall'esorcista,
allontanandosi di un passo.
Lo guardò ancora.
Le labbra del rossino erano gonfie e dischiuse, l'unico occhio
socchiuso e lucido di piacere, le gambe leggermente divaricate e la
mano che non era bloccata dietro la schiena si era aggrappata alla
corteccia ruvida dell'albero.
Tyki poggiò il gomito qualche centimetro sopra la nuca dell'altro e
abbassò lo sguardo.
- Direi che possiamo tenerci soddisfatti entrambi. -
Il rossino non la udì nemmeno quella frase eppure non faceva che
guardare quelle labbra morbide, inumidite dalla lingua.
Ne era rimasto rapito.
- Mhm. - rispose soltanto giusto perchè gli era sembrato che l'altro
parlasse con lui.
- Ehy, ma mi stai ascoltando ragazzino? - gli schioccò le dita davanti
al naso.
Lavi sbattè le palpebre risvegliandosi da un sogno ad occhi aperti.
- Eh? Cosa? Quando? Dove? Perchè? - domandò in una sbrodolata di
parole.
Tyki rise alla buffa espressione che assunse.
Quel ragazzo lo divertiva.
Aveva fatto bene a non ucciderlo.
Quel ragazzo lo intrigava.
Aveva fatto bene a prendersi un bacio come ricompensa della propria
bontà.
Quel ragazzo... Oh, come desiderava quel ragazzo!
Un giorno lo avrebbe avuto.
Fu una promessa silenziosa che fece tra sè e sè.
E così un giorno sarebbe stato.
Scostò con le dita ciuffi rossastri della frangia di Lavi liberando il
suo sguardo smeraldino. Il sangue non aveva smesso di fluire dalla
ferita alla fronte e macchiò anche i suoi guanti bianchi.
Li portò alla bocca assaggiando il liquido cremisi con la lingua, ma
poi decise che preferiva leccarlo direttamente dal volto
dell'esorcista e la sua lingua raccolse gocce dal sapore metallico
percorrendo gli zigomi e tornando di nuovo a sostare sulle labbra
dell'esorcista, ridisegnandone i contorni.
- Direi che è ora di lasciarci. - mormorò per nulla convinto delle sue
stesse parole.
- Già. - seguì Lavi che si sporse verso di lui per allungare il
contatto con la sua bocca.
- Bene. -
- Bene. -
- Allora addio. -
- Addio. -
Eppure non si erano ancora staccati da quell'albero che assisteva ai
loro scambi di sguardi, a quei baci a fiori di labbra o rubati con
veemenza e leggeva desiderio nei loro occhi appannati
dall'eccitazione.
Tyki sospirò rialzandosi.
Il gioco era finito per davvero.
Peccato.
- Bye-bye Lavi. Alla prossima volta. -
Lo salutò con la mano dandogli le spalle per incamminarsi lungo il
sentiero che portava lontano dal bosco.
Si fermò quasi subito voltandosi.
- A proposito, spero tu abbia la decenza di non morire prima del
nostro prossimo incontro. Sarebbe al quanto spiacevole e ti assicuro
che potrei rimanerci davvero molto male. -
Lavi ridacchiò divertito.
- Non accadrà, questo è poco ma sicuro. Altrettanto vale per te, vero,
signor Tyki? -
Tyki annuì soddisfatto.
- Molto bene. Allora alla prossima e chissà che non ci si rincontri in
circostanze più piacevoli. -
Lavi arrossì un poco ma il ghigno sornione rimase ad abbellire il
volto.
Alzò la mano in segno di saluto e finalmente si mosse per staccarsi
dalla corteccia e recuperare il proprio martelletto rimpicciolito tra
il tappeto di foglie secche cadute sul terreno.
Stancamente si lasciò cadere seduto, le gambe incrociate, le braccia
posate mollemente sulle cosce.
Portò una mano alle labbra, carezzandole con l'indice ed il pollice.
Sì abbandonò sul terreno, sdraiandosi. Sfinito.
Le guance si colorarono di un lieve rosso riscaldandosi mentre
chiudeva gli occhi.
- Merda... - sussurrò al vento - ...questa volta sono proprio cotto...
-
Lavi, Lavi don't you see?
It's too simple, you want me.
E la voce di Tyki Mikk che
cantilenava suadente nell'orecchio.
+†+THE
END+†+
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