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Dedicated to: Scricciolo, MoVi, Catalda, Slappo... e voglio far notare che è la stessa persona solo con nomi diversi*_*! Cmq... Sono in ritardo lo so, ma è il pensiero che conta ricordatelo anche per i compleanni avvenire^^ *AUGURI^-^!*
+†+Töt Mich+†+ Un uomo. Avanzava nella notte, ma i suoi piedi non toccavano il suolo. Strisciava nell'aria avvicinandosi e ridendo nell'ombra come l'urlo di una iena. Occhi rossi come il sangue brillavano nell'intensità dell'oscuro nulla che lo circondavano. Non era lo sguardo di un uomo. Era quello di un demone. Un demone che con disgustosa lentezza si scioglieva e rideva del proprio corpo frantumato che diventava cenere, che diveniva polvere, che tornava alla terra. E la sua risata riecheggiava in continuazione come un canto di morte nel plenilunio serale. - Saiyonara a Cho Gono l'assassino... - bisbigliava quella voce stridula e irritante. Saiyonara. Arrivederci. Perchè lo avrebbe rivisto ancora la notte dopo, perchè sarebbe ritornato da lui ancora, e ancora e ancora... all'infinito, fino alla fine dei suoi giorni. Saiyonara... Poteva morire mille volte, ma il suo non sarebbe mai stato un addio, soltanto un arrivederci. Saiyonara Cho Gono. Saiyonara... ... Quando riuscì ad aprire gli occhi, quello che si ritrovò davanti per qualche secondo fu identico all'orribile scena che aveva abbandonato nel sonno. Il volto sfigurato e imputridito di quel demone che rideva di lui e di sè stesso avvinghiato al suo corpo. Le sue parole. Quella maledetta risata. Nulla suonava più spaventoso di quell'orribile risata. Diabolica. Lentamente iniziò a distinguere le forme e la sua mano, posata sul viso teso in una smorfia di incredulità per i sogni che lo tormentavano la notte e i ricordi che lo torturavano il giorno. Avvolto nel buio notturno rimase steso sul letto comodo della locanda in cui avevano trovato alloggio. Nella camera accanto, Sanzo faticava a prendere sonno per il rumore che Goku faceva nell'altra stanza ancora. Russava, e anche rumorosamente, russava e parlottava nel sonno. - Ho faaameeee... Saaaanzooooo... ciiiboooo... gnam, gnam..... - diceva interrotto solo dagli strani rumori che la sua bocca e il suo stomaco borbottante producevano. In un'altra stanza, nello stesso piano, si era messo Gojyo a riposare tranquillamente su un letto morbido, dopo giorni di viaggio e nottate sotto le stelle. - Mi chiedo come sia possibile...? - La domanda proveniva dalla stanza in cui lui cercava invano di entrare in un sonno senza sogni, senza incubi che gli facessero desiderare la salvezza nel risveglio. Era stato proprio lui a porsela. - Ormai dovrebbe essere una storia passata... - Avrebbe dovuto esserlo davvero. Una storia chiusa, sepolta nel suo cuore come lo erano le ferite al ricordo di Kanan. Dovevano essere rimarginate ormai. Ma il suo inconscio diceva diversamente e si faceva strada nella sua parte razionale con i sogni finchè non iniziò a desiderare di non aver più bisogno di dormire, e lo faceva solo quando si era rivelato necessario, quando le forze iniziavano a mancargli, la vista gli si appannava e tutto cominciava a vorticare prendendo una sfumatura nera che si allargava sempre di più. Tutto, allora, ne veniva inghiottito. E' dunque destino che io non trovi la mia pace? Sarò forse obbligato per sempre a rivivere quel giorno? Il sangue macchiava le mani di Cho Gono l'assassino che era rinato in Cho Hakkai ma che portava con sè le stesse colpe. Un nome diverso con gli stessi peccati che ne sporcavano un'anima demoniaca. Tristemente osservò la propria mano che si muoveva fino a toccare i tre orecchini alla sinistra. Tutte le volte che mi risveglio... è come se perdessi uno dei tasselli della mia natura umana... Prima o poi... ...temo che distruggerò questo puzzle di me, per sempre... Più lontano, su una scala di cento gradini tra la veglia e la morte, qualcuno pronunciava il suo nome con enfasi, con la voglia di rincontrarlo in un luogo che rispecchiasse il più possibile i suoi desideri. Nell'inferno. - Inferno rosso di sangue e ricordi, porta da me l'uomo che mi ha tolto la vita. Porta con te il mio fratello e il mio compagno. - Una risata isterica accompagnava la frase e il nome che invocava, mani insanguinate apparivano davanti allo sguardo smeraldino di Hakkai, e la luna si adombrava, cancellata da un sogno fatto d'odio. - Nihao, Cho Gono. Alla fine ci rincontriamo sempre. - Il giovane si tirò indietro di un passo cercando una via di fuga. Ma era una soltanto, ed oltre al risveglio non ne esistevano altre. - Lei dovrebbe essere morto... - Morto e cancellato da questo mondo. - Sì, Cho Gono, ricordo bene che mi hai ucciso. Due volte. - Il sorriso sulle labbra del demone si fece più sottile e crudele. Metteva in risalto la cattiveria che anche lo sguardo sanguigno mostrava. E l'odio per un ipocrita che non aveva l'odore di un essere vivente, che di umano non aveva nulla. Soltanto l'aspetto e il falso sorriso. - Ricordi il nostro ultimo incontro? Allora ti dissi che mi avevi davvero deluso. - Il vento ululava tra le fronde di alberi secolari ed enormi che li circondavano e impedivano qualunque passaggio. Entrare o uscire in quel buco formato da loro due era impossibile. - Ma voglio darti una seconda possibilità. Mostrami lo sguardo che adoro tanto nei tuoi occhi. - Odio, pazzia e un'insana smania di uccidere. Quale miglior sguardo poteva dipingere il volto umano di un essere a cui i demoni avevano strappato la donna amata. Un essere umano diventato a sua volta demone. - La smetta! L'ho già uccisa due volte. Se necessario continuerò a farlo! - Il ki di Hakkai si manifestò in una sfera alla sua mano destra. La lanciò contro Chin'iso e viscere e budella uscirono insieme al sangue dal foro che lo aveva colpito al petto. Ma il demone rimase in piedi a gemere di un perverso e macabro piacere. - Così non va bene Cho Gono. Ti servirà ben più impegno delle volte precedenti per liberarti di me. - Fluidi movimenti lo portarono più vicino al ragazzo. I capelli dalle sfumature violacee erano raccolti in una coda che fluttuava intorno alle spalle, seguendo i suoi spostamenti. Anch'egli sembrava fluttuare. Scivolava sul terreno fangoso come fosse lo spettro di sè stesso, come lo spirito dell'anima che Hakkai aveva perso da tempo in una delle celle del castello di Hyakuganmao. Si avvicinava con quell'aspetto orrendo che lo rendeva il fantoccio di un cadavere e strinse il mento del giovane costringendolo a guardarlo. - Cosa si prova ad essere diventato come una delle creature che ha violentato la tua donna? - Era la stessa domanda di quella volta. E la risposta non era mai mutata. Disgusto. Dolore. Troppo dolore. Troppo disgusto. Mischiati in un'unica entità che dava vita al demone albergatore del suo corpo fittizio, falso e ipocrita, proprio come i sorrisi che si trovava a regalare nella messinscena della sua vita. - Deve fare molto male, vero? - Chin'iso si divertiva ad osservare attento i cambiamenti negli occhi smeraldini del giovane. Erano occhi così splendidi che avrebbe voluto strapparli egli stesso per tenerli come trofeo, ma poi avrebbero perso quello sguardo odiato e amato di chi lo disprezzava sopra ogni cosa. - Consolati Cho Gono, quella donna non vedrà mai cosa sei diventato. - - Non osi parlare di lei! - Strinse il suo polso che si sgretolò sotto la sua presa poderosa, e altra cenere cadeva sul terreno sparendo soffiata dal vento, ma Chin'iso non sentiva dolore, non percepiva nulla da quel corpo in pezzi. Restava lì, guardava Hakkai, e sorrideva nella sicurezza di non poter svanire come l'altro avrebbe desiderato e nella speranza che quel demone umano cadesse a terra implorando la sua pietà. Era un pensiero erotico che gli faceva scorrere brividi lungo la schiena, eccitante come l'immagine di quella carne bianca e morbida, che era la pelle di Hakkai, maciullata e straziata dalla sofferenza. - Ed ora sparisca! - ordinò il demone gentile attirando soltanto le risate dell'altro. - Non così in fretta Cho Gono. Oppure preferisci che io mi diverta insieme ai tuoi amichetti? - - Lei, non si azzardi a sfiorarli! - Quale meravigliosa sensazione sentire quella rabbia e quella frustrazione contro di sè. Quale onore. - Arrabbiati Cho Gono, arrabbiati di più. Sarà più divertente poi vederti piangere disperato. - Aveva pronunciato la frase direttamente nel suo orecchio, leccando la sua morbida pelle serica e appoggiando la mano sana al suo fianco. Hakkai inorridì scacciandolo con un'unico movimento del braccio, lo vide farsi a pezzi e ricomporsi ancora lì in fronte a lui, gli occhi rossi e sanguigni che sorridevano come il ghigno dipinto sulla sua faccia squartata per metà e perle di uno scuro vermiglio si infrangevano sul terreno fangoso. - Ti hanno mai detto che i sogni sono lo specchio dell'anima Cho Gono? E cosa credi che significhi questo? - La vocina stridula e fastidiosa di Chin'iso rimbombava tra gli alberi che si innalzavano verso un cielo che non c'era e tornava a loro portandosi dietro l'eco dei pensieri del demone gentile. L'anima...? La mia anima... Non è vero... Io... non desidero questo... Non lo desidero... - Allora Cho Gono, dove pensi di essere finito se non in un incubo che tu stesso ti sei creato? - Le dita, dalle unghie lunghe, del demone andarono a graffiare la guancia dell'altro e si bagnavano di calda vita rossa che leccò via. - Cho Gono, tu sei un assassino, e gli assassini vanno puniti, lo sai questo? - Hakkai arretrò di un passo portandosi con le spalle ad uno dei robusti tronchi della quercia secolare che albergava nei suoi sogni. Alberi, alberi e nient'altro, alberi e notte, alberi e incubi, soltanto alberi c'erano in quel luogo che ricordava di aver già visto in passato. Alberi... alti, spaventosi, e pìù in là... un castello... - Ma questo... - - Esatto Cho Gono, questo è il luogo in cui tu ti sei sporcato le mani con il nostro sangue, e con quello di quella misera donna. - Kanan... Lo spinse con forza, facendolo cadere a terra, facendolo tacere, ma soltanto per qualche istante, poi Chin'iso tornò a parlare. - E' grazie a noi se ora tu sei diventato quello che sei. Un demone, Cho Gono. - - Voi me l'avete portata via!!! - urlò Hakkai con tutte le sue forze, per sovrastare la voce del demone e i propri pensieri che gli davano ragione, che lo accusavano anche loro e lo mettevano davanti ai suoi peccati. - Lo sai anche tu Cho Gono che è così, non rinnegare la tua natura, ora sei uno di noi. - Chin'iso si era avvicinato nuovamente al giovane, e con lui spesse radici si smuovevano dal terreno come una macabra danza degli spiriti dotati di vita propria che andarono a ricercare le gambe di Hakkai e imprigionarle in una morsa poderosa. - Sei diventato esattamente ciò che hai odiato e che ti ha portato via quella donna. - Una risata seguì la frase del demone. - No!!! Siete stati voi! Voi l'avete rapita, voi l'avete costretta alla morte!!! Io volevo soltanto salvarla!!! Io l'amavo!!! - - L'amavi, Cho Gono? E che cosa hai fatto per proteggere questo tuo amore? - una nota di disgusto segnava la parola "amore" tra le labbra di Chin'iso - Niente! Hai sparso sangue, hai ucciso, hai massacrato... e non è servito a niente patetico ipocrita che non sei altro. - - Io volevo solo... - Altri rami si aggiunsero ad imprigionare le braccia del demone gentile e il suo corpo venne immobilizzato con facilità e rapidità da quell'essere. - Volevi, Cho Gono, ma non l'hai fatto. E ora, sei diventato come quelli a cui hai tolto la vita. - Un passo e la sua bocca sfiorava l'orecchio di Hakkai. - Ora sei come me. Fratello. - No... Di Kanan era il fratello, suo e di nessun altro... e lei amava... tanto tempo fa... così tanto che faticava persino a ricordarsi il suo viso sorridente in cui i vermi si erano cibati delle sue interiora. No... Avrebbe voluto salvarla, voleva solo tornare con lei, per questo si era abbandonato alla vendetta e aveva massacrato gli uomini che li avevano lasciati al loro destino. "Chi non ha genitori non può capire..." Non ha sentimenti forse? Non è vittima delle stesse sofferenze degli altri? Così li aveva uccisi e senza pensarci due volte correva alla ricerca di Kanan... No... Non era come quel demone, quel bastardo che gli aveva portato via la sua vita, il suo amore, i suoi sentimenti e che ora lo stava portando sull'orlo di un precipizio talmente profondo da cui non sarebbe più stato in grado di risalire... E lì forse si trovava anche Kanan, la sua Kanan... - E' tardi Cho Gono per chiedere il perdono dei morti. - Kanan... perdonami... io ti ho ucciso... Non merito alcun perdono... ma non posso fare altro che chiederlo... - E' tardi Cho Hakkai, è tardi... - Fredde dita di un cadavere che camminava e parlava slacciarono il foulard bianco legato sulla spalla del demone gentile. Cadde in terra e il bianco venne sporcato con il fango e dalla pioggia sporca che aveva iniziato a picchiare sui due. Pioggia sporca di sangue, pioggia che puzzava di morte. Un bottone dopo l'altro saltò dalla casacca verde liberando il bel corpo dall'indumento e lasciando scoperta la cicatrice che lo stesso Chin'iso gli aveva inferto. La osservò a lungo compiaciuto per quel segno che ancora marchiava la sua pelle immacolata e bianca come la neve, bianca come il foulard che si era sporcato e che da lui veniva calpestato. - Dimmi Cho Gono, ti fa ancora male la cicatrice? - domandò il demone appoggiandovi la mano per percorrerla in tutta la sua lunghezza. Hakkai rabbrividì spalancando gli occhi, fissando quel mostro che ghignava e lo accarezzava voluttuoso. Si morse un labbro quando la mano scivolò ai suoi pantaloni accarezzandone la stoffa ruvida e sbottonandoli senza fatica, e strattonando le braccia cerco la liberazione. Da quella prigionia, da quell'incubo, dal suo passato. Portatemi via da qui... Che qualcuno... ...mi svegli... Ma il risveglio era lontano. La notte ancora lo accompagnava nei suoi sogni trasformati in incubi e le stelle si erano spente da tempo sopra le loro teste. Nulla poteva ostacolare i piani del demone. La lingua ruvida e fredda passava divertita sulla pelle scossa dai brividi del giovane, accarezzava con curiosità la ferita all'addome come ci fosse stato il sapore di quella morte che lo aveva colto nel castello di suo padre e il sapore della vendetta che ora era lui a consumare. Vendetta contro Cho Gono l'assassino, l'umano non più umano. E intanto con la mano aveva tolto anche l'ultima delle barriere che coprivano il suo prigioniero e la luna rossa feriva con i suoi raggi quel corpo di una bellezza candida, come la sua pelle nuda. Sorrise. - Pagherai per averci sterminati tutti quel giorno. - mormorò Chin'iso direttamente nella bocca di Hakkai infilando la lingua nel suo antro per soffocarlo con l'eccitazione di un bacio vuoto di ogni normale sentimento. Il volto del giovane si colorò di porpora per il respiro che andava mancandogli e per il disgusto che lo invadeva. Con forza morse la lingua dell'altro e il sapore del sangue e della terra si mischiò nella sua bocca quando il demone si ritrasse. Nauseato sputò e tossì. Uno dei robusti rami della quercia si mosse intorno al suo corpo strusciandosi sulla sua schiena per andare a circondare con forza inaspettata il suo collo sottile e soffocarlo lentamente in una stretta mortale. Ridendo Chin'iso si era inginocchiato davanti a lui e strisce di sangue e saliva percorrevano il corpo di Hakkai fino ad arrivare al suo membro per baciarne la punta. Una scossa fece tremare il demone gentile che non aveva modo di opporsi e l'altro iniziò a succhiare avidamente mentre lui soffocava gemiti che non sarebbero comunque usciti dalle sue labbra serrate e dalla sua gola stritolata dalla quercia. Venne in un gemito soffocato inondando la bocca di Chin'iso con il suo seme mentre la vergogna e l'umiliazione si aggiungevano alle sue colpe. Lentamente le strette si allentarono e il legno scorse via dal suo corpo per lasciarlo ricadere in terra come un giocattolo rotto, legandolo di nuovo una volta che fu completamente a terra. Il demone ne approfittò per sbattergli il viso contro il terreno e guardarlo mentre affondava nel fango e nella pozza di sangue che la pioggia aveva formato. - Fango e sangue, sono elementi che si addicono perfettamente al tuo corpo Cho Gono, al tuo corpo e alla tua anima. - Se anche avesse voluto ribattere in qualche modo a quelle parole Hakkai non lo fece mai... e forse non lo fece perchè non voleva... Era un sogno, soltanto un sogno, ma sembrava così reale, sentiva così distintamente le sue mani toccarlo in tutto il corpo e non lasciare tregua al suo respiro che si faceva più rarefatto. - Ah! - si ritrovò ad urlare quando la lingua di Chin'iso sostituì le dita e bollente scorreva lungo la schiena, sulla colonna vertebrale lasciando scie bagnate che portavano sempre più in basso. - Mi lasci! Lei è morto, MORTO!!! - - Sei tu che mi hai riportato in vita Cho Gono. - - No... - - Sei tu che hai desiderato per tutto questo tempo di rivedermi nei tuoi sogni. - - Non è vero... - Un dito si insinuò nell'apertura tra i suoi glutei e presto un altro lo raggiunse incontrando la resistenza dei muscoli mentre il corpo del giovane si era irrigidito per quella presenza dentro di sè. - Tu mi hai voluto come tua punizione, perchè sai di meritartela. - Lentamente Chin'iso lo liberò delle radici che tenevano legati i suoi polsi, ma lui non si mosse più. - Non.. non è vero... - Guardava fisso avanti a sè senza più nemmeno rendersi conto che il demone aveva tolto le sue dita e vi aveva appoggiato la sua virilità. - Meriti la stessa pena che mio padre ha inflitto alla tua donna. - E con un'unica spinta lo penetrò violentemente godendo del suo grido disperato. - NOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!! - Candide lacrime d'argento sfiorarono le guance purpuree del demone gentile, scivolando tra le labbra dove morivano insieme alle sue urla. - Sì, Cho Gono. - pronunciò con crudeltà Chin'iso spingendo con forza dentro di lui. Hakkai... - Chi è...? - mormorò il giovane tra i singhiozzi. Hakkai... - A chi appartiene quel nome...? - Hakkai! - Io non riesco a ricordarlo... - - Ormai sei mio, Cho Gono. - - Hakkai... - - Uhn? - - Io.. mi chiamo... - - HAKKAI!!! - e un'altra voce accompagnò la sua mentre gridava il suo nome. Due smeraldi incandescenti cercarono la luce nella notte che non voleva volgere al termine e rimaneva sveglia a spiare le sue vittime. - Hakkai! - l'urlo di Gojyo si aggiunse a quelli precedenti con cui aveva tentato di svegliare il giovane. Strinse le mani alle sue spalle per controllare che finalmente si fosse svegliato dai suoi incubi e che fosse tornato ad una raltà più difficile ma meno spaventosa. - Gojyo... - Il kappa sospirò al sentire il proprio nome tra le labbra dell'amico. - Mi hai fatto prendere un bel colpo, lo sai? Ad un certo punto hai iniziato ad urlare e non la smettevi più. Quel dannato bonzo mi ha praticamente obbligato a svegliarti o ti avrebbe fatto tacere con una pallottola in fronte. - Hakkai arrossì visibilmente coprendosi il volto con una mano, abbassando lo sguardo che andò a posarsi sul materasso bianco. Bianco... Era un colore che non aveva visto nell'incubo che lo aveva fatto prigioniero. - Vi chiedo scusa, non era mia intenzione svegliarvi... - mormorò con un sussurro. - Figurati, tanto Sanzo non sarebbe riuscito a dormire comunque! - - E tu...? - Hakkai alzò timidamente gli occhi su Gojyo. I suoi capelli rossi brillavano e bruciavano luminosi come il tramonto in quella stanza così piccola e i suoi occhi erano calde gocce di sangue che sembravano poter ridare la vita perduta tra le pieghe dei sogni. Così simili a quelli che aveva visto in faccia ad un mostro del suo inconscio... eppure così differenti. Gojyo sorrise posando delicatamente una mano sul capo del compagno. Lo stava guardando come se avesse paura della sua stessa voce, e, quell'aspetto così fragile, gli dava l'impressione di trovarsi di fronte ad una bambola di porcellana su cui piccole crepe la stavano per rompere del tutto. - Lascia che le domande le faccia io, d'accordo? - Hakkai annuì con il capo e un lieve sorriso abbellì il suo volto. Un altro sorriso tirato e falso. - Che cosa è successo, perchè urlavi? - Un sorriso che si affievolì subito dopo la domanda del mezzo demone. - Io... credo di aver avuto un incubo... - Qualcosa smosse le sue labbra, era così fievole che quasi non si vedeva nemmeno. Un lieve ghigno triste e irriconoscibile, un tentativo di rimettere quella maschera di gentilezza che era sempre stato il suo viso. Ma adesso... adesso che persino nei sogni non era più al sicuro da sè stesso e dalle ombre che lo perseguitavano, adesso che la notte sembrava soltanto una prigione oscura in cui venir catturato fino al sorgere del sole... che cosa poteva esserne di quella falsità che andava dispendiando? - Vuoi parlarne? - Gojyo aveva spostato la mano alla guancia. Era fredda, tutto il corpo di Hakkai lo era. - No ora... ora sto meglio. - Mentiva. Esattamente come le altre volte. - Da come mi guardi non si direbbe proprio. - Ma pensare di riuscire a mentire a Gojyo era una follia... forse proprio per questo lo aveva fatto... perchè lui lo scoprisse, perchè gli facesse domande... perchè lo facesse sentire importante e al sicuro. Tutte le sicurezze di una vita si erano distrutte un giorno, in un castello lontano in cui urla macabre cantavano il massacro dei demoni. Sicurezze di una vita infrante in soli pochi attimi... lasciando soltanto la colpa e il rimorso... - Cosa... cosa vorresti dire? - domandò a stento distogliendo lo sguardo. La mano del mezzo demone scorreva delicata sulla guancia di Hakkai e più indietro, insinuandola tra i morbidi capelli leggermente spettinati per tirarne il capo più a sè, e farlo posare sul suo petto. E lui, in confronto ad Hakkai era caldo... I suoi capelli rossi e lunghi solleticavano la fronte del demone gentile come dolci carezze e lentamente le sue braccia lo circondarono. - Sembra tu mi stia guardando come se fossi la tua ultima speranza di salvezza, Hakkai. - gli spiegò sussurrandolo direttamente nel suo orecchio. Il suo alito caldo gli accarezzava il collo leggermente piegato e la larga casacca color panna lasciava intravedere le linee delle sue scapole e la sua pelle candida. - E' così evidente? - - Direi di sì. - - Allora credi che possa chiederti di restare così ancora per un pò? - Gojyo sorrise e Hakkai chiuse gli occhi, riscaldato dalle forti braccia del kappa che avevano iniziato curiose a percorrere le linee che i brividi sulla sua pelle si lasciavano dietro, o che erano proprio loro a provocare... - Hakkai... - - Sì? - - Dai, fammi spazio. - Lo disse come se fosse stata la cosa più naturale del mondo. Il demone alzò il capo per guardarlo e in un attimo si ritrovò sollevato di peso e spostato più in là nell'unico letto della stanza vuota e buia. Gojyo si sistemò meglio sul materasso, gli strinse il polso per tirarlo a sè e farlo appoggiare con il capo sulla propria spalla, in modo che potesse vederlo direttamente negli occhi. E per un momento i suoi occhi vennero inondati da un fiume di gemme smeraldine che illuminavano la notte. - Fa freddo stanotte. - commentò Gojyo tralasciando per un attimo il motivo del suo essere lì, abbracciato ad Hakkai e stesi insieme nel suo letto. Era stretto in effetti e doveva stare completamente addossato all'altro ragazzo per evitare di cadere, ma dopotutto era comodo e il corpo dell'altro tra le sue braccia era una sensazione piacevole. Lentamente i brividi del demone gentile scomparvero lasciandolo nel tepore della vicinanza con il kappa. - Sì. - rispose spostando di qualche centimetro il capo per poter guardare meglio il suo compagno. I capelli rossi scivolavano morbidamente sul cuscino cospargendolo con luminescenti scie cremisi. Uno strano profumo si mischiava a quello delle sigarette. Muschio bianco. La pelle di Gojyo profumava di muschio e di tabacco. - Forse dovremmo dormire o domani mattina Sanzo darà in escanescenza perchè non ci siamo svegliati. - Sempre più lieve il sorriso di Hakkai non accennava a mostrarsi. - Forse. - Dormire avrebbe significato ricadere nella rete dei suoi sogni, dormire avrebbe significato perdere di nuovo sè stesso. - Hakkai... - - Sì? - Si fissarono negli occhi per lungo tempo prima che Gojyo parlasse. - Cosa ti ha spaventato tanto da farti urlare a quel modo? - Se avesse voluto dirglielo o no la domanda sarebbe stata comunque: cosa avrebbe potuto dire. Cosa lo aveva davvero spaventato? Chin'iso? Il tormento e quel suo ostinato apparire nei suoi incubi come se fossero carogne con cui le iene poteva cibarsi fino a scoppiare. E Chin'iso se ne cibava, ma la sua fame non si placava mai, e ogni volta pretendeva di più, un tassello in più per distruggere la precaria ragione di Cho Hakkai fino a portarlo all'inferno. Sè stesso? Che aveva perduto chissà dove e cercava ancora di ritrovarsi e di evitare quella punizione che sapeva meritare benissimo? Cosa, cosa lo spaventava tanto di quei sogni? Tanto da farlo urlare, da fargli desiderare il risveglio o il sonno eterno senza sogni da cui scappare. L'eternità vissuta nel nulla... Lui soltanto e il nulla più infinito... immenso... La morte... - Ehy, va tutto bene, guarda che adesso non stai più dormendo. Ora sei al sicuro. - Gojyo l'aveva stretto più forte a sè, ma Hakkai continuava a tremare visibilmente. - Grazie... - mormorò poi mentre il viso si nascondeva allo sguardo del kappa e sprofondava nel profumo dei suoi lunghi capelli rossi come ad immergersi in un mare di sangue. - Uff... - Il mezzo demone raccolse tra le mani il suo volto costringendolo a guardarlo - Cosa devo fare per farti capire che io sono qui, accanto a te, Hakkai? - Che il mondo poteva anche sparire se lo voleva, ma Gojyo non si sarebbe mosso. La terra poteva anche sprofondare interamente nel caos e Gyumaoh poteva pure rinascere se ne aveva tanta voglia, ma quella notte niente e nessuno lo avrebbe separato da Hakkai. - E ora forza, dormi tranquillo, ci penso io a vegliare su di te. - con una sbuffata riappoggiò il capo sul cuscino e chiuse gli occhi lasciando al demone gentile lo stupore nello sguardo smeraldino. Stupore, piacere e... pace. La pace, come la sicurezza che tutto poteva accadere ma che nulla avrebbe potuto farlo andare completamente a pezzi, che ci sarebbe stato comunque qualcuno che lo avrebbe aiutato a rimettersi in piedi. Gojyo. C'era lui. Quindi andava tutto bene. Sorrise teneramente appoggiando le sue labbra su quelle del rossino che per un momento si perse in quel sapore dolce che era la bocca di Hakkai. Poi il kappa spalancò gli occhi. - Ma sei impazzito per caso? Guarda che io sono un... - e qualsiasi cosa fosse seguita in quella frase, tutto si perse nella contemplazione del sorriso di Hakkai. Le sue labbra non erano smosse. Socchiuse, vi passava la lingua sopra per continuare a sentire il sapore di Gojyo. Era il suo cuore a sorridere. Per la prima volta, senza alcuna maschera di falsa gentilezza, senza nessuna ipocrisia sulla bocca. Sorrideva. - Come non detto... - asserì Gojyo, le dita intrecciate a quelle della mano che Hakkai aveva appoggiato sul cuscino, accanto alla sua nuca. Il braccio libero si mosse per circondare la sua vita e un bacio riposò sulla sua fronte e sui suoi occhi dal colore pregiato. Uccidetemi... Se questo è un sogno e davvero sono destinato a svegliarmi per perderlo per sempre, piuttosto uccidetemi... Se questo ragazzo dagli occhi e dai capelli color del sangue è solo l'illusione che mi sono costruito per sfuggire alla punizione di Kanan, non lasciate che io continui a vivere... Se quello che provo per lui... non è davvero amore... perchè desidero perdermi nei suoi baci, rivivere quella felicità eterna e tornare a sorridere per lui...? Uccidimi... Gojyo... Se tutto questo è sbagliato allora... ...Uccidimi... - Gojyo... - Nulla cambiò nello sguardo del mezzo demone, si fece solo più vicino protendendosi verso il giovane che gli era quasi completamente sdraiato sopra. - ...credi che io possa... - Esitava la voce di Hakkai a proseguire nella sua frase - ...Amarti...? - e fu soltanto un lieve sospiro quello che uscì dalle sue labbra prima che Gojyo se ne appropriasse e le divorasse impaziente e passionale per non dare una risposta ad una domanda che non poteva avere senso. Ognuno ha il diritto di amare chi vuole, ognuno non è mai realmente padrone delle proprie emozioni, nascono così, forse per caso, forse per destino... forse perchè è giusto che sia così. - E' questo che ti spaventava Hakkai? - domandò respirando sulla sua pelle vellutata, ora calda - Credevi di non avere più diritto di amare ed essere amato? - Hakkai sospirò, con un cenno del capo annuì silenziosamente. - Sciocco. - - Hai ragione, sono uno sciocco. - Eppure ho così bisogno di sentirmelo dire e di riporre tra i ricordi le parole di Kanan... "Ti amo Cho Gono..." - Ti amo, Cho Hakkai. - Sorrise nuovamente senza che sulle labbra comparisse nulla, chiuse gli occhi per un momento e si abbassò su Gojyo imprimendosi nella mente il calore del suo corpo, il profumo della sua pelle, e la sensazione dei suoi baci. - Ti amo Sha Gojyo... - - E' naturale. - Ed entrambi risero tenendosi abbracciati nella notte scura in cui la luna rossa regnava sovrana. Ognuno è libero di amare, non c'è peccato in questo. Allora io ho deciso di amare te, Gojyo, amarti e proteggere il nostro amore.
+†+DAS ENDE+†+
*Toy controlla che non ci sia nessuno di sospetto e pericoloso nelle vicinanze, controlla ancora.. e, dopo aver appurato che non c'è nessuno in vista che vuol farle la pelle, esce dal suo nascondiglio antinucleare* Toy: Vabbè MoVi la fic è finita, immagino che la mia perversione si sia fatta sentire ancora una volta ma il vol 4 di Saiyu mi ha ispirato così e Chi'sy ancora di più^^! Gojyo*leggendo la fic imbarazzato*: Ma O////O?? MA è///é??? MA CHE HAI FATTO AD HAKKAI MALEDETTA??!!?? Toy: Argh, ma da dove sei sbucato O__o? *E si allontana celermente* Hakkai*Che sorride sinistramente*: La prego di stare ferma signorina O__^... Toy: Perchè^^'''?? Hakkai: Perchè così mi facilità il compito di ucciderla O__^. Toy: Ma come T__T?? Io non centro è stata colpa di Chin'iso e poi la fic è per MoVi, prendetevela con lei ç__ç! Gojyo: A quell'altra ci penseremo dopo è__é! Toy: Ok, ma almeno mettetevi in fila per gli auguri^^'''... Gojyo: E sia, ma poi ti facciamo fuori insieme a quell'altro bastardo con la faccia da gatto! Chin'iso*ghignando e accarezzando la testolina di Hakkai che sbianca e rabbrividisce*: Che bello Cho Gono, non pensavo ci fosse una mia fan che addirittura mi lasciasse giocare con il tuo bel corpo ^.^! Hakkai*inorridito gli conficca una mano nel petto distruggendo il pezzo di mahjon con la scritta "sesso" e si va a nascondere tra le braccia di Gojyo*: Facciamo in fretta sti auguri che non ne posso più O__T! Toy: Ma che ti nascondi che già l'hai accoppato-__-? Cmq, su, su anche tu Bonzotauro, in fila è__é! Sanzo: Tsk, dillo ancora e ti ammazzò! Goku: Ma che vuol dire To.. To... Mic... Quella cosa lì insomma^^""? Hakkai: Töt mich, Goku ^__O... Toy: Nella mia grande sapienza, visto che sono una persona colta*__* posso affermare di saperlo*_*! E visto che qualcuno di intelligente c'è che me l'ha chiesto*__*: Töt mich significa "Uccidimi" in teteschio.. visto come sono poliglotta*.*? *E qui ci sono molti pareri discordanti^^''* Hakkai: Uccidimi??? Pure?!? Ma lei mi vuole morto davvero!!! Toy*spaventata a morte e nascosta sotto il tavolo*: Ma no, io in realtà ti amo tanto Hakky caro, ma ora su, da bravi mettetevi in fila^^"""... Sanzo: Che spreco di tempo.*Ma intanto si mette in fila seguito da Goku, Homura che cerca di fregargli il sutra, IlKou che bisticcia con la baka saru, Lirin che gli saltella sulla testa e Ni Jen'i che non ha niente di meglio da fare se non stare tra i maroni mentre Kanzeon Bosatsu ridacchia nell'altra stanza mangiandosi tutta la torta* Tutti*sospirando seccati*: Happy Birthday Scry!!!! Toy: Auguri vecchietta, myah X3! E intanto me la do a gambe*___*! |
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-Commento dell'Autore- Premesso che i pg sono tutti della Minekura... Voglio fare un annuncio al mondo... Io ADORO Chin'isou!!! E' un grande, un mito, la carognetta migliore in Saiyu e soprattutto.. ha capito tutto della vita XD!! Peccato abbia avuto così poco tempo per torturare un pò il caro Hakky e molestarlo come si deve ç__ç.. Ti rimpiangerò per Sempre Chì'sy ç__ç! Chin'isou: Che ne dice di raggiungermi qui all'inferno allora^.^? Sarebbe un posto adatto a lei^.^, lo dica anche a Cho Gono! I: ...Ehm... magari un'altra volta^^'''''... Evvaiii^__-!!! |