Dedicated to: Jey, aka la Spauracchia delle Nevi v_v. Perchè invidio la bellezza dei suoi scritti, le frasi che riesce sempre a tirar fuori come se fosse nata solo per scrivere e le emozioni che sa regalare (spesso e volentieri macabre, ma sono fiQue ugualmente v_v!) e perchè, anche se mente>_>, mi fa piacere sapere che a volte quello che scrivo io ispira le sue fic.

 

+†+Così la morte impazzì+†+

 

L'archetto sfilava lungo le corde rigide.
Le torturava dolcemente per dar vita alla melodia, accompagnata dalle lacrime piante da un cielo di piombo che si scioglieva su di loro.
Seduto con la schiena contro la balaustra di poppa, le dita affusolate carezzavano il violino con la stessa sensualità con cui un amante seduce la propria donna. E lui, l'Angelo Splendente, lui non lo stava solo seducendo, lo stava amando. Sebbene agli angeli fosse vietato amare.
Peccatore.
No, peggio.
Angelo Decaduto.
I capelli, bagnati dall'acqua, ricadevano ad incorniciare un viso intagliato nella purezza dei marmi di Carrara, contrastando col loro colore corvino. Un sorriso appena accennato donava dolcezza a quel volto, perfetta imitazione dell'innocenza infantile. Gocce trasparenti colavano lungo i lineamenti ancora fanciulleschi e gli occhi -Dio, no, no! Quelli non potevano essere davvero occhi!- erano socchiusi a guardar avanti a sè, verso un punto imprecisato della nave.
La sua musica si perdeva tra i lamenti della pioggia e delle onde dell'oceano che si abbattevano contro la nave, violente, quasi volessero capovolgerla, irritate dalla bandiera nera innalzata sull'albero maestro. Bandiera nera e teschio bianco.
Erano pirati e lui, giovane dolce ed innocente, lui era uno di loro. Lui era Lucifero di nome e di fatto. Bello e maledetto.
Un lieve fischiare si accompagnò alla melodia del suo violino, permettendo all'udito di precedere la vista quando un ragazzo si accomodò al suo fianco.
Non parlò.
Lui suonava ed il ragazzo fischiettava dietro note struggenti di una melodia che avrebbe commosso chiunque. E calde lacrime scivolarono da iridi d'argento liquido intinte da spruzzi blu zaffirino che rendevan lo sguardo più intenso, più eccitante. Perchè questo era Lucifero, e questo era quel Lucifero. Helel. Maledettamente eccitante. E che si bruciasse all'Inferno pur di avere un solo assaggio della sua lussuria!
Il ragazzo, appena giunto, ne osservò rapito le lacrime che solcavano il suo volto.
Piano, come se avesse avuto paura di rompere una delicata statua di cristallo, si sporse su di lui, poggiando la mano guantata di nero alla coscia di lui e sporgendo con la lingua che passò a seguire la scia delle lacrime, sfiorandone appena la guancia con la punta.
Pioggia e acqua salata tra labbra di chi non sembrava altro che un ragazzino.
Perchè se uno non dimostrava più di sedici o diciassette anni, l'altro non ne raggiungeva la quindicina; ed ancora infantile era il suo volto mentre la bocca passò a baciare gli zigomi del Diavolo Musicista e scese lenta e provocante fino a sfiorarne le labbra, senza però mai sostarvi.
Tocchi fugaci.
Respiro sul volto di porcellana, del tutto opposto all'abbronzatura del ragazzino che donava alla pelle il colore del granturco.
Sarebbe potuto essere il Figlio del Sole se non fosse invece stato partorito per finire sottoterra, tra gli Inferi e con il suo Re, per servirlo e riverirlo, e poi mandato tra i mortali, per sedurre ed ingannare.
Lui, il Caino figlio di Adamo e fratello di Abele.
Lui, il Fratricida.
Qàyin.
Di cui nessuno conosceva il vero nome ed in pochi conoscevano il vero volto, così pochi che il numero si contava a malapena sulle dita di una mano soltanto.
La musica cessò, la mano di Helel, che reggeva l'archetto, si allontanò dal violino lasciandoselo in grembo per portarla al viso del più piccolo e tenerlo fermo per aver, finalmente, libero accesso alla sua bocca.
Lo baciò.
Così come sa baciare un Demone, con la passione e la lussuria mosse insieme alla sua lingua, mentre assaggiava impetuosa l'antro di Qàyin e spingeva contro di lui per poter approfondire il bacio ancora di più. Fino alla perdizione eterna.
Entrambe le mani del Fratricida si allacciarono al collo del ragazzo, alzandosi sulle ginocchia per poter troneggiare sul suo corpo.
Capelli neri quanto una notte senza stelle e mesciati da ciocche d'argento, scivolarono a solleticare le fronti dei due, per poi posarsi, soffiati dal vento, sulle spalle e lungo la schiena, bagnando la camicia scura del più piccolo ormai incollata al busto come una seconda pelle.
Un lampo illuminò il cielo plumbeo squarciandolo a metà.
Non mancò molto che anche il tuono rombò facendo tremare l'oceano, e la nave oscillò pericolosamente verso il lato destro sollevata da un'onda gonfiata più delle altre.
Soltanto allora Qàyin sciolse il bacio per posare le labbra all'orecchio di Helel, inumidendone il lobo e torturandolo con i denti perlacei, gli incisivi ed i canini ancora da latte.
"Ti commuovi con una sonata di cui tu stesso sei il musicista? Alquanto narcisista, Helel."
Una risata raggiunse le orecchie del ragazzo.
Dolce ed innocente, ma aveva imparato da tempo a diffidare della dolcezza di Lucifero e, comunque, non era così ingenuo da lasciarsi abbindolare dal primo accenno di tenerezza.
Sciocchezze.
Per quanto giovane fosse quel ragazzino era pur sempre un pirata. Il primo di molti. Pirata dell'Incubo di tutti i Mari. Vice Capitano della Nightmare, e non c'era uomo o donna che non tremasse al solo udire questo nome, che non piangesse e non supplicasse di aver salva la vita, perchè mai nessuno era sopravvissuto per raccontare quanto falsi e quanto belli erano i demoni che riempivano quel veliero.
"Quando la musica è perfetta non posso non esserne colpito anche io, mon cher." confessò Helel con una punta di imbarazzo che quasi parve reale.
Eppure i suoi occhi erano intrisi di malizia e le sua bocca aveva già affondato con le labbra al collo sottile del ragazzo, lappandone la pelle bagnata con la lingua e succhiandola per lasciarvi il segno. L'ennesimo marchio di Lucifero che andava a segnare la Pecora Nera.
"Come ho già detto:" sussurrò Qàyin abbassando le mani, dal collo dell'altro alle sue cosce, per risalirle piano mentre le dita affusolate si muovevano lungo i muscoli come a volerli rimodellare "Alquanto narcisista."
Un gemito roco fu l'unica cosa che ottenne dalle labbra dell'altro mentre gli concedeva un sorriso, che in parte aveva perso la sua ingannevole natura dolce, per mostrarsi quasi compiaciuto. Era vero in fondo, lui era un ragazzo narcisista, ma chi non lo sarebbe stato possedendo un corpo, un fascino, una grazia ed un cervello come il suo? E non solo, perchè anche per esser perfetti ci vuole classe, e lui l'aveva in abbondanza!
"Ax."
Qàyin lo aveva chiamato con il suo nome, quello vero.
Ax, che era il diminutivo di Axel.
Axel, che era il primo nome di Axel Lucifer Black.
"Oui, mon cher?" chicciò Axel con spiccato accento francese che rendeva ogni frase suadente.
"Nulla, lasciamo stare." sospirò spostandosi un poco da lui per poterlo guardare negli occhi argentati che andavano sfumando nell'azzurro.
Per un attimo si perse in quel mondo di metallo e cobalto ed il viso si avvicinò ancora al suo per rapirne un altro bacio.
Il secondo od il terzo di quella piovosa sera?
Axel aveva dimenticato di tenere il conto, ma non se ne rammaricò a lungo, preferiva pensare al sapore di quella bocca premuta contro la sua e alle proprie mani che ora vagavano lascive lungo la casacca fradicia di Qàyin, sfiorandone la pelle una volta che l'ebbero sbottonata del tutto.
Sentì il cuore pompare impazzito, si compiacque di esserne la causa principale, ancor più quando un gemito roco si perse tra il sibilare instancante del vento ora divenuto più forte.
Il respiro si era fatto pesante, quasi senza accorgersene.
Non era più solo la pioggia a bagnare i corpi dei due ragazzi, ma anche l'acqua salata sollevata dalle onde che si spingevano con violenza contro il veliero, minacciando di ribaltarlo.
Qàyin mostrò una smorfia di disappunto quando l'ennesimo fulmine attraversò iracondo il cielo.
Helel sospirò pesantemente, passando una mano tra i capelli ormai appiccicati alla fronte.
Dalla prua della nave qualcuno urlava di legare le cime degli alberi e sbrigarsi ad ammainare le ultime vele e qualcun altro chiamava a gran voce il nome del vice capitano.
Il più giovane sbuffò, rialzandosi in piedi.
"Possibile che non sappiano stare un attimo senza di me?" fece lamentoso, tendendo la mano sinistra verso l'altro.
"E' la maledizione di essere così belli." affermò semplicemente Helel, divorando con lo sguardo il corpo del compagno, per poi afferrarne la mano e sollevarsi in piedi.

Raccolse il proprio violino e l'archetto, scivolati sulle travi di legno che componevano il ponte, e concesse un altro sorriso al ragazzo. Dolce e affascinante naturalmente.
"Sei in vena di complimenti questa sera, Ax?" gli venne domandato a fior di labbra.
Fu un altro bacio infatti, veemente e passionale, degno di quei due demoni seduttori.
"E tu, Qàyin, da quando mi concedi più di un bacio in un'ora? Inizierò a pensare che non sappia proprio resistermi."
Fu la risata di Qàyin questa volta che si stemperò cristallina e provocante come il canto delle sirene, tanto belle quanto crudeli.
"Sarà meglio che vada a sbraitare contro la ciurma o ci troveremo a far compagnia ai pesci." indietreggiò di un passo come se volesse dare ad Axel tutto il tempo di ammirarlo ancora "E sott'acqua sarà difficile che tu riesca ancora a blaterare, Helel."

Gli scoccò un occhiolino prima di voltarsi e correr verso la prua dove la sua voce si levò alta, superando il rombo dei tuoni e urlando ordini ai suoi uomini. Così piccolo e già così potente.
Helel si leccò le labbra mostrando un sorriso soddisfatto.
Lui non sarebbe rimasto ancora sul ponte, l'aria di tempesta iniziava ad infastidirlo e sopracoperta sarebbe presto divenuto un luogo pericoloso in cui sostare. In ogni caso lui, a volte, poteva esonerarsi dai lavori pesanti, non era stato scelto come pirata per la sua forza fisica quanto, piuttosto, perché potesse entrare a far parte del tesoro della Nightmare ed allietarne il suo Capitano.
Con eleganti movenze si portò verso la scala che conduceva sottocoperta, fin negli alloggi della ciurma dove avrebbe passato il resto della serata.
E sorrideva mentre camminava a piccoli passi, per permettere alla pioggia il grande onore di bagnare ancora per un po' quel corpo d'alabastro.
"Umpf." trattenne una risata carezzandosi con l'indice le labbra "Ed io che stavo per mandare al diavolo la pioggia perché una goccia mi era entrata in un occhio."
Perché non c'è motivo, futile o serio che fosse, per cui Axel Lucifer Black avrebbe sprecato le proprie lacrime; né per commozione, né per altro.
Ma era stato grazie a quelle lacrime -false anch'esse, come tutto ciò che riguardasse quel Diavolo Ingannatore- se aveva ottenuto le attenzioni del suo vice capitano.
E fu sicuro come non mai.
Fu sicuro di amare la pioggia.

 

THE END

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Axel Lucifer Black © Jemei

 

-phrasebook-

Helel = Lucifero, in ebraico, letteralmente Splendente
Qàyin = Caino, in ebraico

 

-Commento dell'Autore-

La fic non è niente di che, è una cavolata buttata giù mentre ascoltavo l'ennesima canzone di Giustino LagodiLegno XD dove, di sottofondo, si sente una struggente musica a violino*_*. Non è ambientata in un vero e proprio arco temporale della "saga" principale alla quale un giorno lavorerò ripescando anche il GDR da cui è nata... e magari con l'aiuto di qualcuno>_> *sguardo che cade casualmente su Jemei*.

Se va come ho programmato questa è solo la prima oneshot di 25, ognuna ispirata ad un tema, e, comunque, non cronologicamente ordinate. Questa si ispira a: "Stormy weather". E lo so, la fine fa cagare>_>"""...