++Fifteen Years Old++

December, the 21st

 

La sua immagine era ovunque.
Riflessa negli specchi che riempivano le pareti.
E lui nel mezzo ad osservare come nulla intorno a sé in realtà cambiasse, mentre anno dopo anno lui cresceva. Avvicinandosi a quello che alla fine sarebbe stato. Qualsiasi cosa (o uomo) sarebbe diventato.
Tra le mani lo Stradivari e nelle orecchie le note lievi di quel suo violino, conducendole per mano nelle passionali carezze dell'archetto in una danza di emozioni di cui lui solo non coglieva il significato.
Com'è possibile dare così tanto e tuttavia non sentire niente?
Sua sorella cantava sulla melodia da lui condotta.
Cantava per lui.
Cantava di lui.
C'era un tempo in cui Cinthia componeva musica soltanto perché suo fratello minore la suonasse.
Come allora, mentre la delicata Chatrine Errol si stringeva al braccio dell'affascinante Patrick MacIntyre, lasciandosi deliziare dal loro unico erede maschio.
Zachary Cedric Errol MacIntyre.
Figlio prediletto della nobiltà londinese.
Teneva lo sguardo dritto davanti a sé, dove la cornice d'oro di uno specchio si innalzava sino al soffitto imprigionando nel vetro la sua immagine.
Ed allora si guardò, non vedendo altro che un Bambino che si fingeva Adulto e credeva di potere Tutto.
Distolse lo sguardo.
Lentamente.
Abbassandolo sul pavimento.
La musica cessò.
Il battito di mani fu assordante.
Si inchinò per la sua piccola folla, riponendo il violino nella custodia prima di abbandonarlo contro il muro, come una cosa dimenticata a cui non dava più valore.
Lo aveva voluto quel violino.
Lo aveva avuto.
Ed alla fine gli era venuto a noia.
Accadeva sempre e sempre sarebbe accaduto.
Le mani sottili di Cinthia si posarono alle sue spalle, spingendolo gentilmente verso la tavola imbandita, al posto di capotavola.

«Esprimi un desiderio, Zachary.» gli sussurrò all'orecchio, prima che si sedesse.
Lui trattenne il fiato, chiuse gli occhi e quando li aprì sospirò, sedendosi.
«Buon compleanno fratellino.»
Un bacio tra capelli nero notte, una carezza al volto di cera bianca ed anche lei si accomodò.
Nel posto di fronte a lui, suo padre sorrideva orgoglioso.
«Che cos'hai desiderato, tesoro?» gli domandò sua madre, tendendo una mano per sfiorare la sua, senza realmente toccarla.
Zachary ne guardò la mano.
Alle volte sua madre aveva paura di toccarlo.
Lo guardava come si guarda la propria immagine ad uno specchio e vi vedeva la propria fragile bellezza che prima o poi si sarebbe infranta in mille pezzi.
Soltanto quella.
Rendendosi cieca davanti alla verità che aveva fatto di Zachary una Serpe.
Le sorrise, alzandosi dal suo posto d'onore, chiudendo il corpo caldo di lei tra le proprie braccia.
Se un pittore avesse dipinto quella scena, vi avrebbe visto soltanto l'amore di un figlio anche quando questo non c'era. Zachary fingeva così bene che aveva imparato a fingere di amare ed aveva dimenticato come lo si facesse davvero.
«Allora tesoro, cos'hai desiderato?» ripeté Chatrine, quando lui sciolse l'abbraccio.
Si spostò di un passo indietro, tornò al proprio posto e guardò la sua famiglia, raccolti intorno ad un tavolo soltanto per lui.
Fu allora che comprese di poter davvero ottenere tutto.
Bastava solo

«Tutto.»

desiderarlo.

 

THE END

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