++And then you'll Love Me++

 

Amami.
Ti aprirò le porte dell'Inferno e stenderò per te un tappeto scarlatto profumato di calda eternità e dolci menzogne.


Il loro primo incontro era stato breve, si erano scontrati come su di un ring immaginario colpendosi con parole pungenti vomitate addosso perché affondassero nella carne e facessero male; si erano guardati negli occhi, riscoprendo sguardi superbi di due anime inaccessibili che nessuno sarebbe mai riuscito ad incatenare; si erano sorrisi perfino, regalandosi a vicenda un po' della falsità con cui presentavano il loro biglietto da visita.
In un certo senso si erano attratti.
All'istante.
Ed all'istante si erano respinti, ritrovandosi a cozzare ed allontanarsi in un gioco di trottole impazzite.
Cercandosi. Scacciandosi.
All'infinito.
Sembravano fatti solo per quello, trovandolo normale. Trovandolo divertente.
Lei aveva visto lui.
Lui aveva visto lei.
La voce di entrambi si era fatta largo tra quelle di compagni petulanti e leziosa aveva carezzato i loro timpani, aggrappandovisi poi con le unghie, per lasciare un piccolo marchio del loro passaggio.
In modo che sapessero. In modo che non potessero ignorarlo.
E lui l'aveva voluta.
Da subito.
Era stato attratto da lei, nello stesso modo in cui un bambino guarda affascinato la vetrina di un negozio di giocattoli e desidera avere per sé soltanto quello più bello e più costoso, nella medesima maniera in cui una bambina rimane incantata dalla boccuccia rosso dipinta di una bambola di porcellana, dalla sua pelle bianca, dal suo volto fiero e delicato e la vuole.
E la pretende.
Tutto, in fondo, era dovuto a Zachary MacIntyre.
Anche le persone.

Mamma, comprami quella bambola.
Devi comprarmela.

Aveva scoperto presto che Petra Ailis Wolf non era una bambola come le altre.

Ecco perché la voglio.

Aveva scoperto presto che Petra Ailis Wolf era quanto di più simile a sé avesse mai trovato ed al contempo qualcosa di totalmente nuovo da riempire di celata meraviglia quelle sue biglie di vetro incastonate in un volto di angelo bugiardo, blasfemo e decaduto.
Bello come la tentazione di un bacio dalle labbra di un Lucifero infante.
"Che anno frequenta?" domandò, con lo sguardo puntato in direzione di una ragazzina minuta che, con le mani intorno ai fianchi, intratteneva qualche concasata al tavolo parlando di qualsiasi cosa, bastava che muovesse le labbra perché tutti pendessero dalla sua bocca.
"Chi?"
Zachary sbuffò annoiato.
Odiava doversi ripetere, non sopportava l'idea che le persone gli fossero tanto inferiori da non cogliere al volo la giusta risposta alle sue domande.
"Quella." sbottò, tenendo lo sguardo in direzione della ragazza.
"Ohooo, la Wolf!"
Sì, la Wolf. Avrebbe voluto rispondergli, con una nota sprezzante nella voce ed una smorfia a piegare labbra rosee.
"Plebeo." fu invece il suo piatto commento, con un'aria abbastanza altera perché non concedesse al suo compagno neppure un suo sguardo.

Non ne sei degno, stolto.

Era già molto il fatto che gli avesse rivolto la parola, giunto ai portoni della Sala Grande del Castello, sempre gremita di studenti, e fermandolo mentre cercava di avviarsi verso il tavolo, riconoscendone i colori della divisa maschile.
Verde ed argento.
Gli stessi che dipingevano la cravatta perfettamente annodata al collo di Zachary che dritta ricadeva su una camicia bianca, senza alcuna piega fuori posto, sembrava gli fosse stata stirata addosso, così come il gilè.
"Allora, la risposta?"
In quattordici anni di vita, Zachary MacIntyre aveva imparato a dare ordini e ad essere obbedito all'istante, a pretendere e ricevere tutto ciò che era nei suoi desideri, a parlare ed essere ascoltato in silenzio, con aria solenne e reverenziale.
Lo avevano viziato, lo avevano cresciuto nella bambagia dell'aristocrazia e mai, neppure una volta, qualcuno aveva osato ribellarsi a lui.
Quanto potere conteneva un corpo così piccolo?

Vuoi scoprirlo?
Non ti farò male. Non troppo.

"Il settimo."
La risposta era giunta alla fine, in un borbottio, inacidito da tutta quella sua boria fastidiosa ed irritante.
"Nanerottolo." aveva anche aggiunto l'altro ragazzo, biascicandolo sottovoce mentre fissava il quattordicenne dall'alto in basso, prima di accorgersi che occhi Vuoti lo guardavano.
Specchi.
Si rifletteva l'acqua in quelle biglie di vetro di una trasparenza inquietante.
Erano talmente chiari che, continuando a fissarli, prima o poi si sarebbe andati in contro a tutti i suoi pensieri affacciati a quelle piccole finestrelle, uno ad uno, fino a non desiderare altro che urlare per quanto orribili potessero essere alcuni di essi.

Hai paura?

"Se vuoi insultare qualcuno ed al contempo vuoi sperare di continuare a rimanere in questa scuola sano e salvo, dovresti assicurarti almeno che non ti senta." aveva accompagnato il sibilo con un sorriso ed era stato così dolce e così tenero che nessuno, a guardarlo dall'esterno, avrebbe pensato stesse minacciando il suo compagno "Gli incidenti capitano."
Poi gli aveva scoccato un occhiolino, come si fa tra vecchi amici, tra compagni d'avventura, gli aveva posato la mano destra sulla spalla in una pacca gentile e gli aveva dato le spalle, allontanandosi dai portoni sempre aperti della Sala.
Gli era bastato pulire la mano che lo aveva toccato con un fazzoletto di stoffa per dimenticarsi di lui.
Scomparso nei meandri dei suoi ricordi cancellati, come se non fosse mai esistito.
Un passo avanti lo aveva portato a raggiungere il tavolo della casata di Salazar Slytherin, fino a giungere alle spalle della ragazza che rivolgeva le sue parole al resto di un gruppo di persone che Zachary poteva aver visto, ma di cui a malapena riconobbe qualche volto.
"Dunque è così che un Capitano di Quidditch forma la sua squadra, irretendo qualche stupido primino nella speranza che sappia almeno tenere in mano una mazza."
Come da copione lei si girò appena in tempo per veder nascere la malizia sulle labbra del ragazzo che la superava in altezza di una decina di centimetri soltanto, o poco meno.
"E' un bene che ci siano tanti primini volenterosi, o sarei stata costretta a irretire te. Idea quantomeno grottesca, non ti pare, MacIntyre?" rispose con la stessa malizia negli occhi ed un sorrisino spavaldo che da solo sembrava scriverle in faccia: Piacere sono Petra Wolf, sono una Vipera e se non state attenti diventerete il mio pranzo... ma spero di no, perché di solito non mangio schifezze.
"Sei sempre così saggia, Wolf. Dimenticavo che se la gente ti vedesse parlare con me di Quidditch risulterei alquanto sospetto quando in campo mi presenteranno come nuovo capitano della squadra, al posto tuo. Chissà cosa si potrebbe pensare." approfittando della disparità di altezza, gioendone perfino con un certo malcelato orgoglio, si chinò in direzione di lei.
Fu un bisbiglio all'orecchio.
Fu fiato sulla pelle.
Fu brividi giù per la schiena.
"Lo sai com'è, in questo vecchio Castello i muri hanno le orecchie, i quadri parlano e le voci corrono. Capitano."
Era successo altre volte che quel ragazzino alludesse a chissà quale storia tra loro, inventando un'affinità che non avevano mai avuto e prendendosi una confidenza che Petra non gli aveva mai concesso.
Ed ogni volta si avvicinava sempre un po' di più, finché non divenne naturale avercelo lì, con la spalla attaccata alla propria quando sedettero sulla panchina con la schiena contro la parete della Sala; oppure quando lei si alzava e pigramente si lasciava cadere sulle gambe di lui, prendendo possesso di quelle terre che a chiunque altro erano state negate.

Ti catturerò.
Farò in modo che tu non possa fare a meno di me, ma chère.

E poi francesizzando, tirando fuori nomignoli l'uno per l'altra che in normali circostanze avrebbero fatto accapponare la pelle ad entrambi, facendoli correre veloci come il vento in direzione dei sotterranei, alla ricerca di bagni puliti -perché quelli delle altre casate o in cui era concesso l'uso alle altre casate erano sicuramente sporchi e poco igienici!- in cui rimettere anche l'anima.
Anche e soprattutto quando Zachary scoprì che Petra guardava, parlava ed ascoltava un altro ragazzo, in un modo in cui non aveva mai guardato, parlato e ascoltato lui.

Chi osa mettersi tra me e ciò che io voglio?

"Non avrai litigato con quel DanLeRRy, vero? Mi si spezzerebbe il cuore a vedere come due... umpf, anime gemelle come voi si separano irrimediabilmente."
Lo chiedeva sempre, in modo che la sua domanda divenisse un augurio.
"Non sono cose di cui un marmocchio dovrebbe interessarsi e comunque si chiama DanLevy." lo corresse lei, con noncuranza, senza dar troppo peso alle parole di un moccioso capriccioso e scostante.
"Non importa, rimane un cognome insulso."
A quattordici anni non si ama.
Non si è capaci.
L'amore è troppo grande, è qualcosa di troppo forte per un ragazzino così giovane.
A quattordici anni, Zachary MacIntyre non amava, non avrebbe amato nemmeno a quindici, a venti, o compiuti i cento anni e rimasto solo con la sua vecchiaia.
Ma non serviva provare Amore per desiderare di distruggere qualsiasi cosa avesse portato l'attenzione di Petra Wolf lontano da lui.

Devi guardare me. Me.

"Umpf, ma lo ami almeno?"
Lei aveva riso, una risata cristallina, come quella di una fata dispettosa scoperta a rubare i gioielli degli esseri umana perché attratta dal loro brillare incessante.
"Forse non ti è chiaro il concetto, ma io non amo Nessuno." rispose, mentre ancora le note lievi di quell'ilarità scomparsa si scioglievano nell'aria.
Abbacinante.
Era stata così la sua risata.
Bella come la danza di una zingara sotto una luna purpurea.
Il giovane Duellante l'aveva guardata, l'aveva ascoltata e aveva desiderato che anche quella risata non potesse essere udita da nessun altro se non da lui.
"Meglio così, mi sarebbe dispiaciuto per lui."

Perché prenderò il suo posto.
E smetterai di pensare a lui.
Accadrà.
Che tu lo voglia o no.

La prima volta che l'aveva baciata era stata come bere da una coppa ricolma di vino rosso drogato; ne era uscito... no, che sciocchezza, non ne era uscito affatto!, ne era rimasto stordito, insieme a tutto quello che deriva da una sbronza immaginaria, con la silenziosa promessa di averne ancora, di riempirsene fino a non poterne più e stramazzare al suolo.
Morto.
Se mai una piaga come lui sarebbe potuta essere debellata con la morte.
Aveva respirato il profumo di lei, affondando il naso all'incavo del suo collo, sistemandosi in quello spazio morbido tra la spalla ed il collo e strusciando con la propria guancia sulla sua pelle liscia e candida.
Abbracciandola.
Tenendola a sé.

Estirperò da questo Mondo uno ad uno chiunque ti si avvicini.
Tutti i tuoi amici.
Tutti quelli che ti staranno intorno.
E non ti resterò che io soltanto.

Stretta nella prigione delle sue braccia, cullata dolcemente dal rumore di cuori che all'unisono scandivano il loro battito, tradendo quella tacita legge per cui lui non avrebbe dovuto possederne uno e lei non avrebbe mai dovuto mostrare il proprio a nessuno.

Dovrai uccidermi se vorrai liberarti di me.

"Mi distruggerai."
Era stato così semplice pensarlo che dirlo divenne una ovvia conseguenza e le labbra di Petra si posarono all'orecchio di Zachary.
"Lo so."
Si scostò per tornare con il viso di fronte a quello di lei ed affondare con un altro bacio in quella bocca rossa, che era l'incarnazione della mela di una Biancaneve ormai morta, che era l'inganno di una Strega ed il veleno di una Serpe.
La baciò come se fosse nato per non fare altro, come se il solo unire le proprie labbra alle sue potesse tenerlo in vita e far tornare a scorrere sangue umano nelle sue vene atrofizzate.

E infine...
Scoprirai di amarmi.

Mia.

Povera.

Petra.

"Mhm... Hai detto qualcosa, Zachary?"
"Tsk, ti ho augurato buonanotte, Vecchiaccia."
"Evita piuttosto di rubarmi tutte le coperte, Bamboccio!"
Sogni d'oro, My Love.
Ahahahah!

THE END

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Petra Wolf © LittleMissMaddy

 

-Commento dell'Autore-

Fic ispirata da ed a I've been waiting for someone like you di LittleMissMaddy. Se avete letto la sua fic sapete che la storia è ambientata prima della nascita di Potter, non considero neppure l'eventualità che voi non l'abbiate letta é_è!.