+†+Sickness
II: The revenge+†+
Se c'era una cosa di cui Zachary MacIntyre,
nato nella vergogna di essere magonò, aveva imparato a fare a meno, era la
propria bacchetta.
L'aveva sempre portata con sé, forte della convinzione che, in ogni caso,
non avrebbe mai fallito un misero incantesimo; più o meno era sempre stato
così, per questo era entrato presto tra le fila dei Duellanti.
Fin da quando aveva cinque anni, una voce da angelo ed un faccino da
cucciolo adorabile, aveva imparato che non era necessaria la magia per
farsi temere. Serviva carisma ed una buona dose di furbizia per riuscire a
capire quale fosse la debolezza su cui fare leva.
A distanza di nove anni era diventato bravo, un maestro.
"Huffle"
Si trovava alle spalle di lei quando la propria voce spirò in un sibilo
serafico, avvolgendola nella pericolosa suadenza di spire di serpente.
"E' già tanto che debba sopportare la tua esistenza, non puoi pretendere
che abbia anche la pazienza di sopportare la tua vista. Togliti dai
piedi."
Per un momento lei si illuse di poter conoscere quella voce; si era
fermata con un tuffo al cuore, un sorriso sulle labbra ed il viso che
andava voltandosi, per poi mostrare l'aperta delusione man mano che le
parole di lui prendevano forma.
Le ci volle qualche lungo secondo per trovare la frase adatta con cui
fronteggiare quello che, chiaramente, era uno slytherin e non solo per i
colori della divisa che indossava: la sgradevole sensazione di boria ed
alterigia che proveniva da lui la stava soffocando.
"Vorrei accontentarti, sul serio, ma mi è un po' difficile togliermi dai
piedi, almeno finché non sarò arrivata in cima alla scala. Comunque sono
aperta a suggerimenti se ne hai." condì il tutto con un sorriso, sperando
che la questione si chiudesse lì.
Si sbagliava.
Non c'è niente di peggio di uno slytherin che vuole prevalere sempre e
comunque.
"In effetti ne ho uno: impara a volare."
"Sì, molto spiritoso."
No. Non lo era affatto.
Se ne accorse quando la voce seria di lui pronunciò uno sdegnato: "Non sto
scherzando" e la guardò con la cattiveria negli occhi.
"E' una cosa che dovrebbe riuscire bene a voi razza inferiore: il
sacrificio. Quindi su, sacrificati per la mia felicità e salta."
Giù dalle scale, si intende.
Fortunatamente i gradini che la separavano dal pianerottolo erano pochi e
fece in tempo a raggiungerli prima che lui aggiungesse altro.
Quando le scarpe di lacca della divisa hufflepuff calcarono il pavimento
del primo piano, intravide la salvezza verso la porta della biblioteca.
"MacIntiro, falla finita e lasciala stare."
Non era una voce.
Era quella voce.
Quella che, quando Zachary l'associò al volto comparso di fronte a lui,
proprio davanti alla porta della biblioteca ed affiancato da una concasata
ben nota, gli permise di comprendere l'orrore che lo aspettava di lì a
poco.
Aki Gaiman.
Aki Gaiman che abbandonò il fianco di Petra Wolf per raggiungere quello
dell'hufflepuff.
Aki Gaiman che abbandonò il fianco di Petra Wolf per raggiungere quello
dell'hufflepuff e portarle il braccio destro a circondare la vita,
tirandola a sè con fare protettivo.
Il Duellante ebbe quasi un collasso a tale visione, con espressione
disgustata, si affrettò a raggiungere un riparo: le spalle di Petra.
"E' questa la dimostrazione che non è necessario possedere coraggio per
essere uomini veri." commentò il Capitano, scoccando un'occhiata di
commiserazione verso il quattordicenne "E tu saresti il terrore di ogni
casata?"
Zachary poggiò entrambe le mani alle spalle di lei, affacciandosi alla sua
sinistra per riuscire, gonfio d'orgoglio, a guardarle il profilo.
"Mi piace, suona bene, dillo ancora."
"Cretino."
Lui le fece il verso.
"Stupida vecchia."
"Moccioso insolente."
"Rugosa."
La bocca di Petra si spalancò e l'incredulità dello sdegno riempì il suo
sguardo di pece.
Avrebbe dovuto ucciderlo! E lo avrebbe anche fatto se non fosse stato per
il totale raccapriccio che vide galleggiare nelle iridi cristalline di
Zachary, puntate verso Aki e Vesper.
Approfittando dell'attimo di distrazione dei due, Vesper aveva poggiato il
capo alla spalla di Aki e le dita del giapponese le carezzavano
distrattamente i capelli.
"Mio Dio, Petra!"
La voce del Duellante aveva preso sfumature lamentose come quelle di un
bambino di cinque anni.
"Ma fai qualcosa, è osceno! Non puoi convincerlo a tornare ad essere gay?
Perfino il Vaticano gliene sarebbe grato!"
Petra attese a muover lo sguardo da Zachary ai due piccioncini per due
buoni motivi. Non era certa di riuscire a trattenere quella nausea che le
aveva attorcigliato lo stomaco alla sola idea di Aki e Vesper insieme e
poi... quando mai le sarebbe ricapitato l'occasione di poter godere della
vista di quel Gattaccio così spaurito? Se non fosse stato anormale,
avrebbe ammesso di farle perfino tenerezza.
"Zachary, mio piccolo elfo domestico da giardino, per quanto io sia dotata
di un potere superiore, se i gusti di Aki in fatto di ragazze sono quanto
di più orripilante esista al mondo, non ci posso fare niente."
"E' solo colpa tua, con un'amichetta come te è ovvio che si sia intimorito
e abbia cercato un Animale con cui accoppiarsi!"
"Quindi tu, che mi frequenti più intimamente di lui, sei in grave
pericolo." sussurrò con fare profetico.
"Tu..." Zachary ormai parlava con un filo di voce appena "Sei crudele...
meschina..." l'abbracciò da dietro, portando le labbra a sfiorare appena
la pelle liscia del suo collo "Sei mia."
"Scusate, potete smettere di parlare come se noi non ci fossimo."
In effetti Aki e Vesper erano ancora presenti.
"Uhm... No!"
"Grazie Petra, mi sento sempre fortunato ad averti come amica."
"Ma lo sei Gaiman, lo sei."
"E in nome della vostra amicizia, perché tu e Signorina Pulciosa non vi
togliete dalla mia visuale? I miei occhi ve ne sarebbero grati in eterno."
"E' fantastico MacIntiro, conosci una parola difficile come gratitudine?
Sei arrivato alla lettera "G" del dizionario Inglese-Ritardati/Ritardati-Inglese?"
"Già, e se non sbaglio è quella che viene subito la parola: Sparisci.
Quindi: Sparisci, grazie."
Ed ancora una volta, tutto si risolse nel migliore dei modi.
Più o meno...
†THE
END†
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