++Zachary MacIntyre: Ultimo Atto++

 

L’ultimo atto di egoismo di Zachary MacIntyre fu la Morte.

 

Durante l’ultima lezione del quarto anno, il professore Nyklas Peppermint, docente di Difesa contro le Arti Oscure, decise che era arrivato il momento per gli studenti di affrontare le proprie paure.

Ognuno di loro fu costretto a trovarsi faccia a faccia con il proprio Molliccio.

Ci furono infestazioni di insetti giganti, clown dell’orrore che ghignavano sadicamente esibendo mannaie sporche di sangue, Troll e urla di Banshee. Ci fu di tutto tra le paure più recondite ed intense dei ragazzi.

Il Molliccio di Zachary si manifestò invece con le sembianze di una donna dai lunghi capelli corvini, lucidi e sottili, raccolti in boccoli ordinati che incorniciavano un volto bianco e delicato. Una donna che pareva invece una bambola di porcellana, dotata della stessa fragilità, dalle labbra carnose smosse nel sorriso più tenero che avesse mai potuto vedere. Aveva mani sottili e piccole, con un movimento aggraziato del braccio ne aveva sollevato una tendendola verso di lui, mormorando il suo nome con voce melliflua e sottile.

Tutti nella classe e nel Castello erano a conoscenza della capacità di mago dello slytherin, era entrato presto tra i Duellanti e, sebbene preferisse la lingua biforcuta e la sua naturale attitudine alle minacce, accompagnate da un innato carisma, era raro che un incanto da lui scagliato fallisse. Nonostante non possedesse il coraggio di un gryffindor di affrontare ogni pericolo a testa alta, aveva dalla sua parte il vantaggio di un’arroganza senza pari e della totale assenza di sensi di colpa che avrebbero potuto spingerlo ad esitare davanti all’idea di poter fare del male a chicchessia.

Era sicuro, assolutamente sicuro, di essere in grado di cavarsela comunque. Sempre. E, con lui, chiunque lo conoscesse o avesse incontrato, anche solo per un istante, la sfrontatezza di occhi privi dell’innocenza di un ragazzino quale era.

Si erano sbagliati.

Tutti quanti.

Davanti al proprio Molliccio, Zachary MacIntyre fallì. Anzi, tutt’altro, non ci provò neppure.

Gli occhi erano rimasti fissi alla donna e, mentre il giovane docente lo incitava a castare un Riddikulus, le dita dello slytherin allentarono la presa alla propria bacchetta.

Quando questa cadde a terra, Zachary aveva già dato le spalle al Molliccio ed era uscito dalla classe in silenzio, sotto lo sguardo stupito di tutti.

Da quel momento, chiunque fu presente si convinse che non esistesse nulla in grado di spaventarlo.

Era riuscito a dare le spalle perfino ad un Molliccio, ignorandolo, era logico quindi giungere a questa soluzione. Erronea.

Ancora una volta si era stati ingannati dalle apparenze che lo formavano.

 

«Non hai dimenticato niente in classe quest’oggi, MacIntyre?»

Aveva ironicamente domandato Petra, quello stesso pomeriggio, sventolandogli sotto il naso una bacchetta dall’impugnatura in quercia, la lama in canna di palude e anima di corde di cuore di drago.

«Inizi a diventare troppo ossessionata da me, Wolf, se addirittura ti presenti nei luoghi che frequento per raccogliere le mie cianfrusaglie.»

Era stata la risposta altrettanto ironica di lui, che ricevette un fuggevole cenno della mano di lei, come a scacciare un pensiero troppo stupido o una mosca troppo fastidiosa ma, al contempo, troppo insulsa perché potesse prestarle seriamente attenzione.

«Che cos’era?» gli aveva domandato invece, sedendosi al suo fianco, sul divano di una Sala Comune riempita solo da loro.

«Di che parli?»

«Oh andiamo MacIntyre, le domande stupide dovresti lasciarle ai tassi. Oppure mi sottovaluti così tanto da credere che io non abbia informatori nella tua classe che mi dicono sempre quanti danni fai e a chi? Dovrò pur cercare di ridimensionare i guai che combini.»

«Ora sei tu che inizi a sopravvalutare le tue capacità, Petra.»

La diciassettenne aveva cercato di ribattere, ma Zachary non le aveva dato questa possibilità, sbadigliando, scivolò con il busto verso di lei, sino a poggiare la fronte alla sua spalla esile e, in quella posizione, chiudere gli occhi «Una donna.» mormorò quasi inudibile «Quello stupido Molliccio era una donna.»

«Spero non si trattasse di me o mi sentirei particolarmente offesa.»

Lui aveva fatto spallucce e non le aveva mai risposto, né le aveva mai dato ulteriori spiegazioni sul perché avesse dato le spalle al proprio Molliccio, abbandonando la lezione in quel modo.

Se anche gli altri avessero potuto vedere ciò che si specchiò negli occhi di vetro liquido del Duellante, avrebbero visto soltanto una donna.

Chatrine Errol per la precisione, madre di Zachary Cedric Errol MacIntyre.

E si sarebbero, come al solito, fermati solo alla superficie delle cose.

Zachary non vide sua madre. Non esattamente.

Zachary, sul volto di quella donna, affondato in profondità nel corpo di sua madre di cui aveva ereditato gli stessi lineamenti femminei, vi vide la debolezza di un essere umano, la caducità della bellezza e la fragilità della Vita.

Zachary vi vide la Malattia che la stava tragicamente portando alla tomba e ne fu completamente sopraffatto.

 

Riuscì comunque ad accantonarne il pensiero o, così, credettero quelli che lo circondarono, non che fosse realmente importante ai fini della sua esistenza.

Continuò a portarla avanti, anche dopo il matrimonio di Petra con uno dei ricchi amici della famiglia Wolf, anche dopo l’arrivo nella propria vita di un cugino illegittimo e del modo in cui gliela scombinò, dopo la sua dipartita e, in seguito, dopo la morte del marito di Petra.

Sopravvisse alla caduta del Signore Oscuro, nonostante il marchio dei Mangiamorte si fosse cibato anche della propria pelle, rendendolo uno di loro; sopravvisse all’esistenza di un figlio non suo che, oltre a chiamarsi Zachary come lui, avrebbe preso il nome MacIntyre dopo il proprio matrimonio con Petra e, perfino, cinque anni più tardi, sopravisse alla nascita di due nuovi eredi: Dorian ed Ephram.

Al suo fianco Petra, mai realmente cambiata dai giorni passati ad Hogwarts, forse più matura, come lo stesso Zachary, ma eternamente lei.

Lei lo sposò per amore.

Lui no.

La sposò perché nessuno più potesse portargliela via, la sposò perché era questo che sarebbe dovuto accadere. La sposò perché potesse ulteriormente legarla a sé nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia, finché morte non li avesse separati.
Qualsiasi gesto di Zachary MacIntyre fu un gesto di puro egoismo.

Qualsiasi.

Così accadde anche diversi anni dopo, quando i gemelli MacIntyre avevano ormai compiuto quindici anni e Zachary junior compì i venti.

 

Capitava sempre più spesso, in quell’ultimo anno, che Zachary senior rimanesse fuori casa per lunghe ore senza poi dare spiegazione di ciò.

Era sempre stato un ragazzo indipendente e alla fine divenne un uomo che, senza dar troppo peso a coloro che lo circondavano, continuava a fare esattamente quello che voleva, come voleva e quando voleva.

Raramente Petra gli chiedeva spiegazioni, in fondo, sapevano tutti e due che non le avrebbe ottenute.

Ma quei rari casi tuttavia capitavano.

«Non potresti avvertirmi prima per quanto tempo decidi di sparire, Zachary? Almeno riesco ad organizzare gli incontri con tutti i miei amanti senza timore di essere scoperta da mio marito.» gli diceva, accomodata alla poltrona del salotto di fronte al camino, senza che avesse mai bisogno di vederlo in faccia per sapere che si trattava dei suoi passi lenti quelli che lo conducevano dall’entrata dell’imponente tenuta MacIntyre alle spalle di lei.

«Dato che oggi mi sento particolarmente generoso, fingerò anche di pensarci prima di dirti… uhm… vediamo… No.»

«Sei il solito Troll senza tatto.»

«Umpf, peggio per te che mi hai sposato, Vecchiaccia.»

Le labbra rosse di Petra si incurvavano in una smorfia indignata ed infantile, ma non si era mai sentita in dovere di indagare oltre e scoprire quali strani hobbies tenessero lontano suo marito.

Era sempre tornato da lei, così come lei era sempre tornata da lui nonostante i mille capricci che potesse avere durante il giorno: andare a far visita al suo migliore amico Aki e prendersi beffa di lui per ogni sciocchezza, istruire Dorian perché crescendo divenisse esattamente come lei, convincere Ephram che quello che provava per il suo nuovo ragazzo non era amore e che sarebbe stato meglio se si fosse deciso a rimettere la testa a posto prima che suo padre decidesse di farlo per lui.

«Non ti informi neppure sui tuoi figli?» azzardava alle volte lei, con un sorriso ironico.

«Sono ad Hogwarts, no? Che ci rimangano.»

«Sì, ma Zachary?»

Quella era il genere di domanda che lo portava ad alzare lo sguardo al soffitto, mentre si faceva cadere seduto sul bracciolo della poltrona di Petra, circondandole le spalle con un braccio mentre la mano affondava tra i suoi capelli.

«Sono io Zachary.»

«L’altro Zachary.»

Quello che non era davvero suo figlio.

«E’ già morto?»

«Ma certo che no!»

«Allora non mi interessa.»

Come al solito, lei fingeva di dispiacersene, portando le dita affusolate ad asciugare invisibili lacrime e bisbigliava un provato: «Povero Zachary, un padre peggiore di te non poteva trovare. Diventerà un emarginato della società.»

Tutto scemava in una sbuffata da parte di lui, qualche altro insulto scivolato da entrambe quelle due bocche velenose, qualche sorriso più disinibito o più presuntuoso degli altri e, infine, ogni cosa veniva dimenticata.

Petra non aveva mai scoperto quale fosse il motivo che spingesse Zachary ad assentarsi così a lungo o perché, ogni volta che lo guardava negli occhi, le sembrava di perdersi in specchi d’acqua sempre un po’ più chiari, quasi le pupille stessero svanendo.

Sapeva che ci sarebbero state cose di lui che non avrebbe mai conosciuto neppure sua moglie.

Quel che non poteva immaginare era che, queste cose, comprendessero la crudele eredità che Chatrine Errol lasciò a suo figlio: la delicata bellezza di un cigno.

Dovizie di medici tra i più rinomati avrebbero sostenuto la stessa cosa: Zachary MacIntyre si stava avvicinando all’ultimo atto, La morte del cigno.

Ma sua moglie questo lo avrebbe scoperto soltanto dopo, quando ormai fu troppo tardi, così che la notizia sortisse il peggiore degli effetti.

 

Fu un caso, nulla di più, quello che portò Zachary senior a scoprire il marchio dei Mangiamorte sul braccio del maggiore dei suoi figli.

Il disgusto misto all’incredulità ne oscurò i femminei lineamenti a quella visione.

«Che cosa hai fatto?» gli sibilò contro, trattenendo a stento la rabbia.

«Perché te la prendi tanto, anche nostra madre era una Mangiamorte. Ed anche tu

«E questo che vorrebbe dire? Tu non sei come me. Tu non hai niente a che fare con me, Moccioso.»

Non lo aveva mai chiamato per nome, neppure una volta perché trovava ripugnante l’idea di potersi riferire ad un figlio indegno nel medesimo modo con cui la gente si rivolgeva a lui. Ironicamente, tuttavia, lo chiamava Moccioso, che era da sempre stato uno dei soprannomi che più lo aveva caratterizzato nell’adolescenza.

«Come hai anche solo potuto pensare di poterti paragonare a Me

Non era mai stato orgoglioso di suo figlio ed il primogenito comprese in quel momento che non lo sarebbe stato mai.

Non ne avrebbe avuto neppure il tempo.

 

In quel periodo il Ministero della Magia aveva rafforzato la sua caccia personale ai seguaci dell’Oscuro Signore che ancora non volevano arrendersi alla sua scomparsa e tramavano alle spalle del governo magico.

Probabilmente forti della loro esperienze e della loro età, Petra e Zachary, erano riusciti a sfuggire ad ogni sorta di controllo anche il in seguito al loro ritorno in patria, a Londra.

Zachary Junior, no.

Lui attirò l’attenzione del Ministro e i Dissennatori ricevettero il compito di catturarlo.

 

«Dov’è?»

Aveva ringhiato Zachary, quello adulto, quello che nonostante il suo aspetto sempre troppo giovane rispetto alla reale età, era cresciuto, si era fatto una famiglia e quel genere di sciocchezze che suonavano come stucchevoli lieti fine.

«Se ci mettessi un soggetto nelle tue domande, una volta tanto, la gente ti capirebbe di più e risulteresti anche più simpatico.» lo aveva preso in giro Petra, come al solito.

Quella volta, tuttavia, niente fu come al solito.

«Tuo figlio Petra. Dove.Diavolo.Si.Trova.»

«Zachary è anche tuo figlio.»

Erano cose che si rinfacciavano spesso, trovandovi uno spunto per litigare. Trovandolo divertente.

«Quei cani del Ministero hanno sbaragliato i loro schiavetti personali dall’alito fetido, direi che certe puntualizzazioni in questo momento le puoi tenere per te.»

«E tu puoi evitare di annoiarmi con certi dettagli che conosco benissimo anche io.»

«Tuo figlio ha il marchio. Conosci anche questo?»

No.

Glielo lesse nei pozzi d’ebano che si spalancarono di stupore.

Glielo sentì pronunciare da labbra rosse che si schiusero sibilando il silenzio.

Glielo vide su di un volto perfetto che non sarebbe mai cambiato nel tempo e così gli piacque crederlo.

Infilò la giacca, conducendosi velocemente all’uscio, prima ancora che lei potesse fermarlo.

«Vado a riprendere quell’idiota.»

Quando i Dissennatori trovarono Zachary MacIntyre Junior, oltre a lui, trovarono anche suo padre.

 

Chiunque avesse frequentato una scuola di magia ed avesse prestato un minimo di attenzione alle lezioni sui Dissennatori, avrebbe saputo che un modo per sopravvivere a loro esisteva.

Si chiamava Expecto Patronum.

Una lince era il Patrono di Zachary; l’aveva scoperto a quindici anni quando, per la prima volta, si rese conto di non possedere affatto tutti quei pensieri felici che un ragazzino dovrebbe aver collezionato nella sua infanzia.

«Sei sempre stato un inutile peso, ragazzino.»

Anche in un momento come quello, tra le tenebre di strade deserte e le scie grigiastre dei Dissennatori nel cielo notturno simili a quelle lasciate dagli spiriti erranti, non ebbe alcuna parola di conforto per suo figlio.

Esprimere umanità, non era mai stato tra le sue capacità, non quando si parlava di mostrarlo realmente, senza stupide recite.

Non guardò il volto di suo figlio quando gli ordinò: «Vattene e torna da tua madre.»

Lo ordinò e basta, aspettandosi la cieca obbedienza che pretendeva da chiunque.

«Ma… e tu?»

Le dita, allacciate alla propria bacchetta, la indirizzarono verso il volto del ragazzo come fosse stato il prolungamento del braccio teso di lato.

«Togliti di torno!»

Fu l’ultima frase che Zachary junior sentì pronunciare in propria direzione da suo padre.

Nessuna parola di conforto, nessuna frase che gli facesse capire che, in fondo, da qualche parte, per qualche istante nella sua vita, era stato orgoglioso di lui. Niente di niente, a parte un sorriso che aveva l’amaro sapore dell’ “Ultima volta” ed il ferroso profumo di una curva bastarda su labbra di cianuro.

Lo avrebbe ricordato così, mentre negli occhi grigio argento del ventenne, si specchiava l’immagine di una bacchetta che cadeva lontano da bianche dita affusolate, senza che suo padre provasse mai a difendersi dal Bacio del Dissennatore.

 

Il corpo umano è qualcosa di estremamente fragile.

Quello di Zachary, scheggiato ormai fino allo stremo dalla Malattia, lo era ancora di più ed il suo cervello, quello che più volte gli aveva permesso di tirare i fili di uno spettacolo di burattini viventi mossi da lui, non resse.

Le crepe si allargarono, la mente venne privata di ogni stilla di lucidità, di ogni goccia di gioia e di ogni barlume di speranza, per quanto poco ce ne fosse, e lui cadde.

Finendo in pezzi come l’insensibile statua di cristallo che era sempre stato.

Non invecchiò mai Zachary Cedric Errol MacIntyre.

Morì un anno esatto prima di compiere i quaranta.

Morì con un sorriso di fango in bocca ed un cuore maciullato dall’egoismo.

Ma morì da vincitore, vendendo la propria vita per sconfiggere una Malattia che lo avrebbe ugualmente ucciso.

Quando suo figlio –figliastro- aprì la porta della loro Tenuta, Petra capì subito che era tutto finito.

I battibecchi infantili, i capricci, i vizi.

Le vendette, i sorrisi complici e quelli sarcastici, le frecciatine, gli insulti.

I baci, le carezze, fare l’amore per tutta la notte.

Gli occhi di pece affondati in polle di acqua e vetro, le mani ovunque sul suo corpo, i bisbigli all’orecchio quando le ripeteva che era sua e sua soltanto.

Tutto finito.

Dal momento in cui Zachary era uscito per cercare il primogenito, lei non si era mai spostata dall’atrio; in piedi, eretta nella fierezza che l’aveva da sempre accompagnata, attese che suo figlio la raggiunse e senza battere ciglio alzò il braccio destro colpendo la guancia candida del ragazzo con uno schiaffo.

Non disse nulla e non gli chiese spiegazioni, nonostante fu lui stesso a fornirgliele nel modo confuso di un ragazzo che ha appena visto morire un uomo.

«Lui… le sue ultime parole sono state per te madre… ha… ha detto di prenderci cura di te, perché eri la cosa più importante per lui.»

Bugiardo.

Le ultime forze spese da Zachary non furono per regalar parole d’amore alla moglie o ai figli, per sbrodolare orgoglio a chicchessia o pensare alla felicità altrui. L’ultimo atto di Zachary MacIntyre fu un atto di puro egoismo, che lo portò a preferire una morte prematura perché terrorizzato dall’idea di venir consumato lentamente da una Malattia dolorosa, che lo avrebbe privato di ogni cosa che un bastardo come lui poteva ritenere importante.

Petra votò le spalle, intenzionata a non sentir altre sciocchezze, ben conscia del fatto che suo figlio stesse mentendo per farle un favore.

Si rifugiò nella propria stanza –la loro, che ormai sarebbe diventata sua e basta- e vi rimase a lungo, seduta tra le coperte bianche del letto, con lo sguardo perso contro la parete.

Non pianse.

Lasciò soltanto che il tempo le scorresse addosso, senza che alcun pensiero potesse scalfirla o piegarla in alcun modo.

Infine, quando ai minuti si sostituirono le ore e l’alba di un nuovo giorno fece capolino alla finestra, si rialzò conducendosi lentamente verso l’armadio a muro della stanza, aprendolo e sollevandosi sulle punte per raggiungere una piccola scatola bianca. Un fermacapelli dalle forme di una candida magnolia era contenuto all’interno. Un regalo. Il primo da parte di Zachary.

Lo prese tra le mani notando un biglietto che era sicura di non aver mai lasciato lì dentro.

Insieme al regalo, Zachary non le aveva mai dato alcun biglietto, neppure nelle festività si sprecava in futilità del genere, le trovava ridicole e, in ogni caso, uno come lui non avrebbe saputo cosa scrivere su di uno stupido foglietto bianco.

Quel biglietto doveva essere quindi stato lasciato lì di recente e, quando Petra ne lesse l’unica frase vergata da una piuma d’oca nella tipica scrittura elegante e leggermente ricurva verso destra, il volto immobile nella sua inespressività, si rigò di lacrime.

In piedi davanti ad un armadio, senza scomporsi in urla disperate ed inutili, Petra Wolf pianse ed un biglietto marchiato da inchiostro nero, scivolò sul pavimento freddo mischiandosi alla polvere.

 

THE END

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Petra Wolf © LittleMissMaddy

Zachary MacIntyre Junior © LittleMissMaddy

Ephram & Dorian MacIntyre © Fuuma & LittleMissMaddy

Nyklas Peppermint, che qui viene solo citato, appartiene a Nyklas Peppermint e sì, gliel'ho rubato senza chiedergli il permesso v_v"

 

Dedicated to: A chi, nonostante sia un bastardo cronico XD, apprezza il personaggio di Zachary Cedric Errol MacIntyre. A chi, nonostante non compaia né lui né Petra tra i libri della Rowling, ha comunque avuto la voglia e la curiosità di leggere le loro fic a riguardo. Ad _Ale23_ che commenta sempre le mie fic sui due bagarospi. Ma, soprattutto, a LittleMissMaddy di cui, annuncio ufficialmente, ho intenzione di monopolizzare tutti i suoi pg, anche futuri, e metterli in coppia con i miei, così è deciso la Corte si ritira!

 

Note Finali: E' finita. Ci ho messo quasi un mese, giorno più giorno meno, ma alla fine sono riuscita a completare anche questa.

Non ne sono pienamente soddisfatta, perché non sono riuscita a renderla come volevo ed in certi punti appare un po' confusa, però sono contenta di averla scritta, significa che, per la prima volta, un mio personaggio ha una storia completa: nascita, famiglia, love-story, scuola, matrimonio, figli e, gran finale, morte. E' la prima volta che arrivo a decidere praticamente TUTTO di qualcuno, quello che ci era andato più vicino fin'ora era Cain, ma lui è un caso a parte perché ha un sacco di Universi Alternativi XD.

Il rapporto con Junior è quanto di più pessimo possa avere un padre XD. Sono partita con l'idea che Zax dovesse morire per salvare il culo al figlioletto, e non tanto per fargli un favore quanto più per farlo sentire in colpa fino alla fine dei suoi giorni. L'unico problema è che non ho trovato nulla di più originale ed alla fine... bah, ho pensato che poteva anche funzionare come cosa, dopotutto Junior ha lo stesso nome del Padre, avrà una relazione con un ragazzo che ha lo stesso nome dell'unica persona -maschio- che ha contato un minimo per Zaxie e alla fine mi sembrava normale che finisse per intraprendere la via del Mangiamorte come lui. Lo trovo figo perché, per quanto Zax rifiuti l'idea che Junior sia suo figlio, sono più simili di quanto vorrebbe.

Per ultimo, il biglietto che lascia a Petra. Boh. Pensavo fosse una cosa... err... profonda XD. No è che Zax non chiede grazie e non chiede scusa a nessuno, le volte in cui lo ha fatto si contano sulle dita di una mano sola... senza pollice e senza mignolo XD. Quel biglietto è un po' quello che è rimasto della sua coscienza, del senso di colpa per non aver mai detto a Petra che era malato e che aveva già scelto di non aspettare la sua ora per morire.